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Se dico “Negro”, voglio intendere negro. Se dico “frocio”, voglio proprio dire frocio. Non intendo dire uomo dal colore scuro o uomo dai gusti sessuali diversi dai miei. Voglio esattamente dire Negro e Frocio.
(Frocio lo disse Sarri a Mancini ed anche lui provò a minimizzare. Non lo apprezzai, per nulla).
Le Parole sono soltanto uno strumento codificato per intendersi. Suoni. Sono sempre l’espressione di un Pensiero. Non dico Cane se miagola. Non dico gatto se abbaia. Soprattutto se uso negro, non mi riferisco solo al colore ma mi riferisco, soprattutto, all’idea che ho del mondo e delle sue aberranti classifiche.
Chi dice negro, sta dicendo “inferiore”. Serve essere veri. Ci siamo capiti. Fuori la Retorica.
Fuori la tutta italiana educazione da perbenismo. L’argomento non lo consente. Non è tempo di gesti fintamente civili. È tempo di agire e farlo tempestivamente.
Questo paese non è razzista ma è largamente ignorante. Profondamente. Non ha condannato e chiarito il suo passato ma le lezioni di storia le rimandiamo.

Occorre dirselo e dar un esempio.
Acerbi non ha sbagliato le parole. Acerbi ha detto ciò che pensava. Il guaio è che in questo Paese, si nasconde ogni cosa con una finta libertà democratica. La Democrazia è proprio il contrario. Difende non copre. Acerbi ha detto ciò che pensava e le scuse sono peggio delle offese. Avrei preferito ribadisse il concetto. Lo avrei “apprezzato”. Scusandosi, è colpevole due volte.
“È difficile essere nero. Sei mai stato nero? Io ero nero una volta, quando ero povero” ha scritto Larry Holmes. Unico pugile a battere Cassius Clay, il più grande. Muhammad Ali.
La federazione calcio italiana, ha fatto il primo gesto. Acerbi allontanato dal ritiro. Non basta.
C’è puzza di finzione. Puzza di non si poteva far diversamente.
Puzza di un Paese ignorante e che lascia passare. Dimentica per convenienza.
Dimentica e fa pace. Non è più tempo. Sia chiaro anche a Juan Jesus. Non si porge l’ altra guancia ai signor Acerbi. Non più.