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Un’autostrada sventrata da una bomba di 500 chili. Un’immagine che rimane indelebile ancora oggi e che ci riporta alla Strage di Capaci. Questo attacco terroristico-mafioso avvenne il 23 maggio 1992 alle ore 17:57, e fece saltare in aria l’auto del giudice antimafia Giovanni Falcone e le vetture della sua scorta. 11 minuti e 49 secondi. E’ il tempo dell’ultimo viaggio di Giovanni Falcone da Punta Raisi, dove era appena atterrato da Roma, verso casa a Palermo dove non arriverá mai. L’esplosione sull’A29 fu devastante e non lasciò scampo al magistrato, a sua moglie Francesca Morvillo e a tre agenti della scorta, Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo. Cinque persone rimasero ferite. Questo atto di guerra fu organizzato da Cosa Nostra come una sfida allo Stato e ai magistrati che stavano cercando di sconfiggere i boss siciliani. Totò Riina, il capo dei capi, organizzò la strage dopo che la Cassazione aveva confermato gli ergastoli nel maxi processo di Palermo nel gennaio del 1992. Questa carneficina si ripeterà due mesi dopo, a luglio, quando Paolo Borsellino, l’altro giudice istruttore del maxi processo e amico di Falcone, fu assassinato nella strage di via D’Amelio insieme alla poliziotta di Sestu Emanuela Loi.
Da 32 anni, il cinquantasettesimo minuto dopo le 17 del 23 maggio non è un momento qualsiasi, di quelli che passano inosservati nel caos quotidiano. È invece quel minuto che toglie il respiro, ferma i pensieri, allunga il tempo e causa dolore. Sono quei pochi secondi che ci riportano alle forti immagini di ciò che è successo alla stessa ora nel 1992: la strage di Capaci, un evento tragico che ha cambiato la storia del Paese. E non solo.

32 ANNI DOPO: L’OMAGGIO DELLA CITTÁ DI PALERMO

Oggi a Palermo ci sono diversi eventi e manifestazioni che serviranno a ricordare quel tragico momento. Il programma della Fondazione Falcone, guidata da Maria, sorella del magistrato, si apre alle 10 a Palazzo Jung, con l’inaugurazione del Museo del presente, trasmessa in diretta Rai. Il governo sarà presente con i ministri dell’Interno e della Cultura, Matteo Piantedosi e Gennaro Sangiuliano, ai quali si uniranno il presidente della Regione Sicilia Renato Schifani, il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, il vicepresidente della provincia autonoma di Bolzano Daniel Alfreider, la presidente della Commissione parlamentare antimafia Chiara Colosimo. Presenti anche i vertici della Dea, dell’Fbi, la rappresentanza del governo statunitense con la console generale Tracy Roberts-Pounds e Louis J. Freeh, amico del magistrato ucciso dalla mafia. Alle 17.58, l’ora della strage di Capaci, si svolgerà la manifestazione sotto l’Albero Falcone, davanti alla casa del magistrato e della moglie in via Notarbartolo. Alle 19 sarà celebrata la messa di suffragio nella chiesa di San Domenico, dove è sepolto Giovanni Falcone.

IL MESSAGGIO DI MATTARELLA

Il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha ricordato la Strage di Capaci con questo messaggio di lotta alla mafia:

Come sostenevano Falcone e Borsellino, la Repubblica ha dimostrato che la mafia può essere sconfitta e che è destinata a finire. L’impegno nel combatterla non viene mai meno. I tentativi di inquinamento della società civile, le intimidazioni nei confronti degli operatori economici, sono sempre in agguato. La Giornata della legalità che si celebra vuole essere il segno di una responsabilità comune“. 
E aggiunge: “L’attentato di Capaci fu un attacco che la mafia volle scientemente portare alla democrazia italiana. Una strategia criminale, che dopo poche settimane replicò il medesimo, disumano, orrore in via D’Amelio. Ferma fu la reazione delle Istituzioni e del popolo italiano. Ne scaturì una mobilitazione delle coscienze. La lezione di vita di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino divennero parte della migliore etica della Repubblica.”