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Sei mesi di guerra nella Striscia di Gaza. Il 7 ottobre ’23 Hamas penetrò nel territorio di Israele, uccise 1200 persone tra civili e militari Israeliani e rapì oltre 253 persone. 

A seguito di quell’attacco Israele si è riproposto di annientare Hamas, in modo che non potesse essere più una minaccia per il popolo israeliano, e di riportare indietro gli ostaggi.

Da allora è seguita una guerra che ha visto uno scontro diretto sul terreno della Striscia tra le truppe IDF (Israel Defence Forces) e le milizie palestinesi con in testa le Brigate Ezzedin Al-Qassam, l’ala militare di Hamas.

Si è innescata una guerra ibrida che ha visto inevitabilmente, proprio per questo tipo di scontro, il coinvolgimento della popolazione civile. Le vittime palestinesi sono ad oggi, secondo i dati del ministro della salute palestinese, circa 33.000. I feriti sono moltissimi. Inoltre c’è la distruzione di gran parte del territorio della Striscia.

I civili hanno dovuto lasciare le loro abitazioni. Questo ha provocato una migrazione di oltre 1.300.000 sfollati da nord verso sud. In queste condizioni e nel contesto territoriale era inevitabile che si generasse di una crisi umanitaria senza precedenti. Il WFP (World Food Programm) stima che se non ci saranno cambiamenti si andrà verso la carestia sicura.

Sul campo hanno trovato la morte molti giornalisti ed operatori umanitari che erano li rispettivamente per raccontare i fatti e portare aiuti.

Israele da allora, 7 ottobre scorso, dice di aver ucciso molti leader della struttura militare di Hamas presenti nella Striscia e di aver distrutto moltissime delle infrastrutture usate dall’organizzazione, compreso una fitta rete di tunnel sotterranei. Questi ultimi erano e sono la città di sotto, una ramificazione di centinaia di chilometri.

Israele ha riferito che Hamas ha rilasciato 109 ostaggi su un totale di 253. In cambio di molti prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. Le forze IDF hanno liberato 3 ostaggi durante le operazioni. Sono stati recuperati i corpi senza vita di 12 ostaggi. Nelle mani di Hamas ci sarebbero ancora 129 israeliani ma di questi si stima che almeno 34 non sarebbero più in vita. L’organizzazione palestinese ha più volte detto, senza dare numeri, che alcuni di loro sono morti sotto i bombardamenti dello stato ebraico.

Israele viene accusato di aver reagito in modo spropositato ed irrazionale. E questo ha causato la morte dei moltissimi civili tra cui donne, anziani e bambini.

Gli Stati Uniti sono sempre stati preoccupati per la situazione. Hanno più volte invitato Israele a misurare l’intensità delle operazioni, oltre a chiedergli di acconsentire per un ingresso più massiccio degli aiuti umanitari. L’ultima votazione USA in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è stato un segnale chiaro verso Israele.

L’uccisione di 7 operatori umanitari ha ancora più esacerbato i rapporti tra USA ed Israele, oltre a suscitare le ferme proteste internazionali. Questo sembra abbia spinto Washington a porre una specie di ultimatum a Tel Aviv. E come conseguenza ci sarebbe stata l’apertura di un altro valico per consentire più aiuti umanitari. Ma sono anche altre le ferme richieste avanzate dagli americani. Forse qualcosa si sta muovendo e qualche segnale è arrivato da Israele.

Le speranze di una tregua, anche se fievoli, non fanno cessare i negoziati per giungervi. C’è del cauto ottimismo spesso offuscato dalle dichiarazioni di entrambe le parti. In Egitto si continua a parlare, mediare, e si cerca di far trovare un punto di incontro tra le richieste di Israele ed Hamas.

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