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In questi giorni sta arricchendo la stagione teatrale del “Cilea” lo spettacolo degli Arteteca. Il duo composto da Enzo Iuppariello e Monica Lima, compagni sul palcoscenico e nella vita, portano in scena una divertentissima rappresentazione in due atti, dal titolo “Chi ti è morto?”, scritta assieme a Ferdinando Mormone.

Tra ambigui fraintendimenti, i protagonisti esplorano quella comicità che ha trovato artisticamente consacrazione, in tv, grazie al programma “Made in Sud”. Quindi, al cinema, con il loro primo film “Vita, Cuore, Battito!”, cui ha fatto seguito un’altra pellicola di successo, “Finalmente sposi”. 

Primo atto

Giocando su una esilarante commedia degli equivoci, i protagonisti interpretano una coppia alle prese con un momento assai triste, la morte della madre di Enzo: la signora Maria. Tanto cara al figlio, quanto cordialmente detestata da Monica. Intenzionata, per la funesta occasione, a invertire i canoni della tradizione. Niente cerimonia sobria, dunque, come magari suggerisce la consuetudine. Bensì, un funerale sul modello statunitense, tutto luci, colori e musica. Insomma, più un happening, che un atto di contrizione.

Sullo sfondo di una situazione teoricamente dolorosa, aggravata dai numerosi debiti lasciati dalla suocera, la prima parte dello spettacolo si dipana tra una sfilza continua di battute con cui Monica, consumatrice ossessiva di serie crime statunitensi, cerca di convincere il marito a sostituirsi a Maria. Enzo, infatti, ha stipulato un’assicurazione sulla vita. L’idea è quella di raggirare il medico legale, incassando poi il premio.  

Tra colorite vicissitudini, con al centro sempre presente il feretro dov’è adagiata la suocera – interpretata da Sveva Battarino -, i due protagonisti duettano senza sosta. Proponendo il classico refrain che ha contribuito a renderli noti al grande pubblico. Ovvero, affrontando in modo leggero e dissacrante la loro vita coniugale.

In scena, nel primo atto, gli Arteteca si alternano con Asia Troiano, che interpreta la sorella un po’ svampita di Monica. Il suo personaggio fa da cornice alla situazione tragicomica, animando in maniera ironica su vari aspetti riguardanti la famiglia, l’amore, il sesso. 

Secondo atto

A dare colore e ritmo al secondo atto, un ennesimo equivoco. Con Enzo che si traveste da donna e prende il posto della madre nella bara. Da qui in avanti, la faccenda si fa maggiormente intricata. Anche a causa della comparsa in scena di altri attori.

In primis, Francesco Ronca: sospettoso medico legale. Convinto a fatica da Monica, certifica il decesso della signora. Non prima di avere generato vari incidenti di percorso. A questo punto, è il turno di altri due personaggi, Giuseppe Carosella ed Emilio Salvatore. Entrambi sostengono di essere il padre naturale di Enzo. La loro presenza innesca una sequela di doppi sensi, talvolta allusivi, ma comunque mai volgari, che complicano ancor di più il piano di Monica ed Enzo.

In questa seconda parte dello spettacolo, proprio ad Enzo tocca il compito più ingrato, ed al contempo, divertente: interpretare, prima la morte di sé stesso, e poi addirittura dovrà fingersi la madre in vita.

Chiaramente, al culmine di una giornata in cui sembra possa accadere di tutto, e dove nulla appare per quello che è in realtà, non manca il coup de théâtre. Doverosa conclusione di una commedia che inchioda gli spettatori alla poltrona, facendoli sbellicare dalle risate. Non senza offrire loro uno spunto di riflessione finale.