Un serie di proposte parte dall’Unione Industriali di Napoli. Ieri, presso la propria sede di Palazzo Partanna infatti, l’U.I. ha promosso un incontro con i candidati a Sindaco di Napoli. E ha poi prodotto un documento con una serie di proposte per Napoli.

Il documento

“Napoli deve tornare a essere una grande capitale europea – si legge – finalmente in grado di sfruttare la sua collocazione baricentrica nel Mediterraneo, tra sponda Sud e Nord Europa. Napoli è il Nord del Sud e, come tale, deve riconoscersi la responsabilità di rilancio di un’area strategica per il Paese nella più ampia cornice continentale. Se, infatti, l’equilibrio europeo non può prescindere dall’Italia, un’Italia sostenibile non può fare a meno del Mezzogiorno, di cui Napoli deve tornare a essere avanguardia. Si tratta di un obiettivo ambizioso, eppure alla portata purché si abbia chiara la risposta da dare alcune questioni prioritarie”.


IL SINDACO METROPOLITANO

“Il Sindaco di Napoli sarà anche Sindaco della Città Metropolitana. Un’istituzione importante, che tuttavia finora non è riuscita a decollare nel nostro Paese. È comunque fondamentale che il disegno di sviluppo comunale sia concepito in
un’ottica di area vasta, che tenga conto dell’integrazione di funzioni e servizi sovracomunali, nonché della necessità di evitare sovrapposizioni e duplicazioni. L’area metropolitana di Napoli conta più di 3 milioni di abitanti, ha la popolazione più giovane d’Italia, costituisce la quarta provincia nazionale per numero di imprese. Preesistenze e potenzialità del territorio vanno concepite in un’ottica di integrazione e complementarità, con una visione e una prospettiva condivisa di sviluppo. In tale prospettiva vanno rilanciati anche i grandi progetti di riconversione
territoriale. Da Napoli est, che certamente non può iniziare e finire intorno alla Stazione Centrale, ma deve essere vista in un unicum con l’area vesuviana, a Bagnoli che invece va congiunta con l’area flegrea, al centro storico che va allo stesso tempo valorizzato e preservato, alla periferia nord che è stata oggetto, così come per quella orientale, negli ultimi anni di troppi progetti annunziati e non realizzati. Bisogna procedere con una logica sistemica, l’unica che può massimizzare la progettualità singola in un programma di sviluppo che abbracci il più vasto territorio in cui il sincronismo dei tempi e delle azioni valorizzi e massimizzi i risultati . L’unica che può attrarre investimenti e creare centinaia di migliaia di opportunità di lavoro. Ma per agire in tal senso c’è bisogno di coinvolgere i soggetti potenziali protagonisti dello sviluppo: le imprese! Altrimenti si rischia di definire vincoli tali da rendere problematica la sostenibilità finanziaria del rapporto tra investimento pubblico prospettato e ritorno per la collettività, in termini di maggiore pil generato e nuova occupazione”.



2) ATTRATTIVITÀ E INVESTIMENTI PER IL RILANCIO


“A Napoli vanno realizzate condizioni di attrattività per capitali internazionali, non solo endogeni o comunque nazionali. Napoli va trasformata in una Smart City, sul modello di esperienze già vissute in Europa e nel Mondo e con un disegno di sviluppo inclusivo per le zone periferiche, che vanno in tal senso recuperate a una identità estetica e funzionale, dotandole di servizi all’altezza di una metropoli evoluta. La metamorfosi virtuosa può essere agevolata dal Pnrr, i cui assi strategici – digitalizzazione, transizione ecologica e inclusione sociale – rappresentano linee di indirizzo basilari per il conseguimento dello scopo. Bisognerà utilizzare in maniera coerente ed efficace i fondi FSC e le ingenti risorse messe a disposizione dal POR e dal PON 2021/27. Ciò sarà possibile anche promuovendo un nuovo protagonismo di giovani preparati e formati con il supporto e l’interazione con il mondo accademico e produttivo. Non si parte da zero. La presenza a Napoli e provincia di cinque atenei, prestigiosi centri di ricerca e di un polo universitario dell’innovazione a San Giovanni a Teduccio costituisce un valore aggiunto da far fruttificare per trainare un’economia provinciale ancora lontanissima dagli standard medi nazionali e, ancor più, da quelli di altre metropoli come Milano. Su scala metropolitana, vanno realizzate condizioni che favoriscano nuovi insediamenti, dalla infrastrutturazione di aree industriali spesso ancora carenti anche nei servizi primari, al decollo della Zona economica speciale, con la
realizzazione degli opportuni collegamenti intermodali oltre che con condizioni agevolative fiscali, contributive e di semplificazione amministrativa. La definizione degli interventi finalizzati al miglioramento delle aree di insediamento
produttivo va realizzata con l’indispensabile coinvolgimento delle imprese. In tal senso andrebbero ripristinate esperienze analoghe ai Comitati di indirizzo dei distretti, promossi dalla legge n. 317 del ’91. Più in generale, uno dei presupposti per rendere attrattivo un territorio per nuovi insediamenti è dato dall’attenzione riservata al patrimonio produttivo preesistente. In questa ottica vanno valorizzate e rafforzate le filiere produttive, partendo dalle tante eccellenze presenti su scala vasta nell’ambito manifatturiero: dall’agroalimentare al sistema moda, dall’aerospaziale all’automotive, dal packaging all’industria chimico-farmaceutica, all’industria di costruzione e manutenzione dei
mezzi di trasporto. Ma occorre naturalmente avere riguardo anche alle prospettive di un patrimonio produttivo futuro connesso alle nuove opportunità offerte dal pnrr. Una per tutte: va considerato il nuovo enorme fabbisogno di energia rinnovabile, che in Italia, per gran parte, può essere prodotta soltanto al sud”.


3) PARTENARIATO / DIALOGO ISTITUZIONALE

“Il Comune non è un’Isola, ma un ente costretto, al di là di qualsiasi intenzione dei suoi vertici, a dialogare con altri livelli istituzionali. In tal senso, il nuovo Sindaco dovrà imprimere una svolta netta rispetto all’esperienza precedente. La polemica sterile e demagogica danneggia in primo luogo i cittadini, che ne pagano il prezzo in termini di ritardi di opere e servizi. Il dialogo interistituzionale costituisce, tra l’altro, uno dei presupposti per realizzare efficacemente e nei tempi fissati dall’Ue gli interventi varati nel quadro del Pnrr e le iniziative finanziabili con le altre disponibilità in dotazione, a partire dalla nuova programmazione dei fondi comunitari (POR Campania e PON 2021/27). Il confronto costruttivo con gli altri livelli istituzionali è indispensabile inoltre per dare finalmente concretezza ai grandi interventi di rigenerazione e riconversione urbana, immobilizzati da decenni a causa di un mix tra diatribe, superficialità, indecisionismo. All’interno di questo processo si innesca il ruolo attivo del tessuto imprenditoriale. Il mondo delle imprese deve infatti contribuire al processo decisionale dell’Istituzione. Il confronto va realizzato nella concretezza dei temi. Promuovendo tavoli specifici sulle tematiche di interesse dei settori produttivi, sulla base di loro istanze,
suggerimenti, sollecitazioni. Assicurando risposte pertinenti e non generiche definendo tempistiche perentorie per l’attuazione degli interventi e consentendone nei fatti il monitoraggio alle associazioni rappresentative del mondo produttivo. È il solo modo efficace con il quale le imprese, soggetti vocati per ruolo a promuovere sviluppo, possono svolgere il loro compito. Avendo così la possibilità di esprimere progettualità, cultura imprenditoriale e manageriale, e di raccordare linee di indirizzo dell’amministrazione alle concrete specificità di aree, attività economiche, insediamenti produttivi. Ma le imprese possono offrire un contributo anche per accelerare la rifondazione della macchina amministrativa. L’attuale struttura conta su circa 5 mila dipendenti, contro gli 11 mila di non troppi anni fa. Va innovata nei sistemi e nelle procedure, digitalizzata e riqualificata con l’ingresso di personale giovane e abile nelle nuove
tecnologie”.


4) ROMPERE LOGICHE ISOLAZIONISTE

“Superare la logica delle cittadelle fortificate. Il caso del porto. Lo scalo partenopeo costituisce la prima ‘azienda’ cittadina, producendo circa il 15% del Pil regionale, per un’occupazione di circa 8 mila addetti tra diretti e indotto.
Nel porto di Napoli transita gran parte delle merci dirette nel Sud Italia, il 35% dell’export della regione. Il golfo di Napoli, con oltre 8mln di passeggeri all’anno, è il secondo per traffico al mondo dopo Bangkok. Ma il porto di Napoli, ogni anno, ‘rifiuta’ circa 40 navi da crociera (per un totale di 200 mila passeggeri) per mancanza di spazi, così come non
è attrezzato per l’ormeggio delle navi c.d. Long Range 1 e 2, oggi sempre più richieste dal mercato. È una situazione che può ribaltarsi, trasformandosi in una enorme opportunità di crescita per la città e l’economia dell’intera regione. Il Pnrr destina oltre 3,8 miliardi di euro a interventi per l’ammodernamento e il potenziamento dei porti, per la realizzazione del Piano nazionale del cold ironing che permette alle navi di sostare al porto eliminando le emissioni inquinanti, per l’efficientamento energetico (green ports), per agevolare l’intermodalità (consentendo in tal modo la realizzazione dell’ultimo miglio ferroviario anche nel porto di Napoli). La Città metropolitana è membro effettivo del Comitato di Gestione dell’Autorità di Sistema Portuale e, come la Regione, deve interloquire con le imprese che a vario
titolo partecipano all’economia del mare per una programmazione strategica basata sulle effettive esigenze degli operatori economici e della loro utenza. Il Porto e la Città, dopo decenni di parziale isolamento dello scalo, devono tornare a essere una cosa sola, a interagire e integrarsi socialmente ed economicamente. Anche il decollo della Zes può accelerare questa svolta”.

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