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Segnali di guerra. Il 21 febbraio ‘22 il Presidente Putin in un discorso alla nazione argomentava, con proprie rivisitazioni storiche, sulla Russia, sull’Ucraina e sull’occidente. Per lui un ingresso di Kiev nell’Alleanza Atlantica avrebbe comportato una minaccia diretta alla sicurezza della Federazione Russa: vedeva un “rischio” NATO. In quell’occasione volle riconoscere l’indipendenza e la sovranità delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Luhans’k (DNR e LNR). Per il capo del Cremlino gli abitanti di quei territori andavano salvaguardati dalle violenze e dalle discriminazioni del governo ucraino, prodotto del colpo di stato del 2014. Era il prologo di ciò che sarebbe successo di li a due giorni dopo.

Al via l’invasione. La notte del 24 febbraio ’22 Putin dava inizio alla “Operazione Militare Speciale”, invadeva il paese confinante. l’Europa si ritrovò dopo 77 anni una guerra sul suo suolo. Gli equilibri di sicurezza che dalla fine della seconda guerra mondiale fino ad allora avevano tenuto venivano sconvolti in una sola notte. L’invasione su larga scala lanciata da Putin aveva come obiettivo dichiarato la denazificazione la “smilitarizzazione” e la “neutralità” dell’Ucraina. Su questi termini si sono scritti fiumi di parole.

Primo anno di guerra

L’invasione russa inizia lungo quattro direttrici: a nord, dal confine della Bielorussia verso Kiev; a nord est, dal confine russo verso Kharkiv; a sud est, nel Donbass; a sud, dalla Crimea occupata verso Kherson. Le direzioni delineavano quattro fronti che si saldavano tra loro senza soluzione di continuità da nord a sud. Un fronte lunghissimo, difficile da controllare anche per la potenza russa.

Difatti nel giro di poche settimane si ebbe il fallimento dello sforzo russo lungo la direzione Kiev e il conseguente ritiro a fine marzo dal nord. L’avanzata russa comunque continuò lungo le altre direttrici seppur contrastata dalla resistenza ucraina.

La tenacia degli ucraini viene premiata dopo l’estate ’22. A settembre le truppe di Kiev attuano una prima controffensiva nella regione di Kharkiv, riconquistano parte dei territori occupati e respingono le truppe russe oltre il fiume Oskil. Di fatto si registra un collasso del fronte russo nel nord est. Alcuni analisti, nell’occasione, dissero che quella offensiva sarebbe stata studiata dalle future generazioni di ufficiali e storici.

Gli ucraini poi a novembre, sulla scia e con l’autostima indotta dall’operazione nel nord est di due mesi prima, attuano una nuova controffensiva a sud nella regione di Kherson. Le truppe russe vengono respinte oltre la sponda sinistra del fiume Dnipro. Qualche milblogger russo la descrisse come ritirata strategica russa.

Quest’ultima azione di Kiev segna anche l’inizio di una prima fase di stallo, coincidente con l’inverno 2022-2023. I russi ne approfittano per organizzare nel sud, a Kherson e Zaporizia meridionale, una massiccia difesa disposta su più linee a protezione della Crimea e delle linee di comunicazioni terrestri. Quella difesa si sarebbe rivelata molto efficace.

Il primo anno è anche cadenzato dagli attacchi indiscriminati russi, con droni e missili, su tutto il territorio ucraino. Si assiste anche ad un forte esodo interno della popolazione ucraina verso luoghi più sicuri ma anche verso gli stati confinanti, di fatti una crisi umanitaria che tuttora persiste.

Secondo anno

La fine dell’inverno ’22-’23 segna il passaggio al secondo anno di guerra, 2023-2024, che come il primo viene contrassegnato da alcuni eventi. Questo periodo fino ad oggi ci restituisce la mancata controffensiva ucraina a sud, dove la difesa russa si è mostrata solida e ben organizzata. A maggio 2023 i russi, quelli della Wagner, conquistano la città di Bakmut dopo una cruenta e lunga battaglia.

Immediatamente dopo si assiste all’episodio forse più inaspettato della guerra: il tentativo di golpe da parte di Prighozin, capo della Wagner. Questo viene smorzato dall’ intervento del presidente bielorusso Lukashenko. Un mese dopo Prighozin morirà in un incidete aereo.

Dopo Bakmut le posizioni sul terreno sono rimaste pressoché immutate. Da allora sono poche le porzioni di territorio passate dal controllo dell’uno all’altro. Neanche dopo Bakmut parte la controffensiva ucraina tanto che il Presidente sotto pressione di disse che la controffensiva non era un film di Hollywood.

Da allora gli attacchi a distanza con droni e missili hanno cadenzato le giornate di conflitto. Dall’una e dall’altra parte sono stati impiegati per colpire obiettivi a medio e lungo raggio. La Russia lo ha sempre fatto dall’inizio della guerra, l’Ucraina dal momento in cui ne ha avuto la possibilità.

Da qualche giorno, sul finire di questo secondo anno, c’è una ripresa dell’iniziativa russa sul terreno lungo il fronte orientale. L’evidenza è data dalla presa della città di Avdiivka, l’ultima fortezza del Dontesk, da dove gli ucraini si sono ritirati per carenza di munizioni e per preservare il proprio personale. C’è anche una ripresa delle attività russe a nord est lungo la linea Kupiansk-Svatove-Kreminna.

Conclusioni

A distanza di due anni si può affermare che la Russia, pur occupando ¼ dei territori ucraini ed est e sud, ha fallito nel raggiungimento degli obiettivi politico-strategici. Non ha sovvertito il potere di Kiev, destituendo Zelensky, per porvi un governo compiacente con Mosca; non è riuscito a diminuire la forza e le capacità militari dell’Ucraina ovvero non è stato in grado di privarla delle capacità di difendersi; non ha fatto distogliere Kiev dalle intenzioni di aderire all’Alleanza Atlantica e all’Unione Europea. erano i tre obiettivi dichiarati da Putin. La tenacia, la resilienza e l’amor proprio degli ucraini hanno fatto la differenza.

Se questo è vero però tatticamente il terreno ci restituisce una Russia non sconfitta ma ancorata sul suolo ucraino. Il presidente Zelensky mette in guardia gli occidentali e chiede sostegno per andare avanti.

Con l’inizio del terzo anno l’Ucraina è in difensiva, resiste e aspetta gli aiuti.