Dopo il video dell’influencer romano Er Faina, il web si divide sulla questione del “cat calling”. Vera e propria molestia, oppure un comportamento da maleducati?

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Bufera

È quello che hanno portato le parole del romano Damiano Coccia, in arte Er Faina. La leggerezza con la quale ha trattato il tema delle molestie è delle peggiori; un atto che è riuscito a scatenare l’Italia intera su un comportamento non adeguato nei confronti della donna, che da troppo lotta contro questi “innocenti” fischietti alle sue spalle, sentendo denigrare la sua dignità.

Il web però non sempre ha ragione. È per questo che dopo le parole di scusa del suddetto Coccia – sul modo in cui ha affrontato una cosa così sensibile – hanno portato allo schieramento di diverse fazioni troppo contrastanti tra loro.

Il cat calling (letteralmente “chiamata al gatto”) è una forma di molestia di strada che comprende fischi, strombazzi e avance. Una serie di atti che – chi conosce bene la legge alzi la mano – saranno difficilmente perseguibili per vie legali.

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La risposta della Nappi

Estremizzare non va bene. Ed è quello che è stato fatto subito dopo le dichiarazioni della pornostar campana Valentina Nappi, che ha espresso un punto di vista personale sulla questione.

Il tweet di Valentina Nappi: dal profilo ufficiale @ValeNappi

Le offese arrivate dopo questa dichiarazione sono state indicibili e indegne. Una fucina di parolacce e stereotipi e pregiudizi senza fine, avallati da un’orda di femministe estreme che inneggiavano al politically correct senza pensare realmente che per abbattere uno stereotipo non se ne debba per forza creare un altro.

Per fortuna Valentina Nappi ha preso queste offese così come meritano: con nonchalance. Ne è uscita fuori un’osservazione degna di attenzione quanto e più di quella delle molestie di strada: la voglia di mostrarsi femministi/e non può essere direttamente proporzionale al fatto di voler per forza avere ragione su di un argomento, ergo imporsi prepotentemente.

Di sicuro ci sono aspetti della vita di ogni donna che non vanno affatto presi con leggerezza, ma questo non può e non deve significare sentirsi in diritto di usare la propria condizione di “femministe” per denigrare il prossimo utilizzando l’attenuante dell’ “io posso perché sono donna”.

Questo è un mondo libero e tutti hanno il diritto di dire la propria.

Per decoro, evito la pubblicazione dei tweet indirizzati a Valentina Nappi, che sono comunque visibili sul suo account Twitter @ValeNappi.

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Conclusioni

Dire che la molestia di strada è cosa di tutti i giorni, ed è quindi divenuta un “metodo di rimorchio” attuabile, non è vero.

Questo tipo di comportamento che, criticatemi, non valuto come una vera e propria molestia, è un gesto irrispettoso, cafone e fastidioso verso tutte le donne. Non è di sicuro, a mio avviso, paragonabile ad un atto di stalking o ad uno stupro.

Ma come si può “curare” il cat calling? Dovrà partire dall’educazione impartita dalle scuole e dalla famiglia stessa del soggetto. Parlare di savoir-faire nei confronti delle donne è essenziale e necessario. Questo è uno spunto per cominciare a formare una società migliore e con uomini di livello medio – alto….almeno su questo aspetto.

C’è una parte di uomini che ha avanzato un altro aspetto di molestia non poco trascurabile. Il fatto di essere rifiutati da una donna con comportamenti “inadeguati”, offendendo pubblicamente la persona in questione. Anche questa è molestia, anche questo è irrispettoso.

A ogni modo, il cat calling, così come il body shaming e tutti i termini anglofoni che rappresentano un tipo di molestia, vanno eliminati o quantomeno attenuati. Una cosa è però certa: la soluzione non è il bullismo.

VOX POPULI, VOX MEA

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