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Due anni di guerra e siamo entrati nel terzo. Tutto ebbe inizio il 24 febbraio del 2022 quando le truppe della federazione russa oltrepassarono il confine con l’Ucraina e diedero inizio alla “Operazione militare speciale”, all’invasione. Per il Cremlino non è una guerra, guai a chiamarla così. In Russia chi lo fa va in carcere e sono in molti ad avere assaporato la mannaia della repressione per aver proferito questa parola.

Il Presidente Zelensky a margine della riunione dei G7 tenuta a Kiev, per volere della presidenza italiana e presieduta dalla Meloni, ha detto che i piani della controffensiva Ucraina era conosciuta in anticipo dai russi. Una fuga di notizie li avrebbe portato a conoscenza del Cremlino e per questo Mosca è stata in grado di prendere le sue contromisure.

Per il futuro non sarà così. Gli stati maggiori delle forze armate ucraine stanno elaborando le strategie operative per il 2024. Diverse opzioni vengono sviluppate e poste sul tavolo. L’alternativa di una all’altra è fondamentale per adeguare l’attività operativa in fase condotta. Forse è anche questo, al di la della conoscenza da parte del nemico, che non ha fatto decollare la controffensiva. Se poi si aggiunge la carenza di munizioni e materiali, anche tra le cause dichiarate della ritirata da Avdiivka, ecco che il quadro è completo. 

Per Zelensky se il 2022 ha rappresentato l’anno della sopravvivenza ucraina, il 2023 quello della resilienza, il 2024 deve essere quello della svolta. Zelensky chiede il sostegno dei partner che finora hanno aiutato con materiali, mezzi, armi e munizioni. Ma chiede anche l’invio di soldi che sono necessari a far funzionare la macchina statale e mandare avanti l’economia del paese. La resistenza, la risposta e la vittoria finale dell’Ucraina dipendono anche dai paesi che stanno con l’Ucraina, così ha anche detto Zelensky.

Non solo piani di guerra ma anche piani di pace. La diplomazia non deve tacere. Pace per Zelensky e per l’occidente vuol dire riavvolgere il nastro a prima dell’invasione e ritornare ai confini del 1991, quando l’Ucraina divenne uno Stato indipendente.

Ed è per questo che Zelensly spera che in primavera si possa tenere una conferenza in Svizzera. Un vertice che possa portare all’approvazione di un piano di pace elaborato con i partner vicini all’Ucraina da poter consegnare alla Russia.

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