La riforma della legge elettorale torna ad essere l’argomento cardine di questa fine legislatura. Il 16 luglio il testo ha superato il primo via libera alla Camera dei deputati ed è attualmente in discussione per il prosieguo del suo iter parlamentare.
Le prossime elezioni politiche potrebbero dunque svolgersi con lo stabilicum (o Melonellum, come ribattezzato dalle opposizioni), che, in caso di fumata bianca del Parlamento, andrebbe a sostituire l’attuale Rosatellum.
Uno dei nodi da sciogliere è quello relativo alle preferenze, che sta dividendo anche il centrodestra. Lo scorso 14 luglio il tema delle preferenze è stato il pomo della discordia in seno alla maggioranza, in quanto l’emendamento che riguardava la reintroduzione delle preferenze per i candidati e criteri legati alla parità di genere era stato bocciato a Montecitorio con ben 188 voti contrari e 187 favorevoli.
Questo avrebbe significato il mantenimento dello status quo, con i cosiddetti “listini” bloccati e con i candidati decisi dalle segreterie di partito.
A questo si unisce anche la misura che prevede di non far rientrare nel computo dei voti, ai fini dell’attribuzione del premio, quelli dei partiti sottosoglia. Un punto che non sarebbe stato sciolto nella riunione degli sherpa di maggioranza.
Legge elettorale: Preferenze e ballottaggio
A confermare come la riforma elettorale stia creando qualche malumore all’interno della stessa maggioranza è stato anche l’intervento in Aula del senatore di Fratelli d’Italia ed ex presidente del Senato, Marcello Pera. Il parlamentare aveva presentato un emendamento sul secondo turno, salvo poi ritirarlo dopo aver constatato l’assenza delle condizioni per aprire una discussione sul ballottaggio. Pera ha parlato senza mezzi termini di una “occasione perduta”, sottolineando come si stia andando avanti con una legge che presenta “notevoli problemi di carattere tecnico” che, a suo giudizio, si sarebbero potuti risolvere attraverso il confronto e rinunciando a difendere “il nostro piccolo recinto parlamentare”.
Sul fronte opposto, Forza Italia ha ribadito la propria posizione sulle preferenze, annunciando di voler votare “convintamente” l’emendamento presentato dalla maggioranza e confidando nella “serietà e nella lealtà degli alleati rispetto agli accordi raggiunti sulla legge elettorale”. Una presa di posizione che, alla luce delle indiscrezioni su un possibile voto di Fratelli d’Italia insieme a Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, conferma come la partita sulla nuova legge elettorale sia tutt’altro che chiusa e rischi di trasformarsi in un nuovo terreno di confronto politico all’interno del centrodestra.
Legge elettorale: l’opposizione sfida la maggioranza
Le opposizioni, a partire dal Partito Democratico, chiedono a Fratelli d’Italia di essere “coerente” e di votare i subemendamenti dem che puntano a introdurre le preferenze pure per tutti i candidati, senza capilista bloccati. “Votate i nostri emendamenti per inserire preferenze vere, in modo che i cittadini possano decidere davvero i loro rappresentanti e ricostruire così quel rapporto diretto tra eletto ed elettore che in questi anni è stato strappato”, ha detto in Aula il responsabile riforme della segreteria dem, Alessandro Alfieri, come riportato dall’ANSA.
Dal partito del Premier Meloni sarebbe arrivata una prima apertura, con la formula del “stiamo valutando”. Fratelli d’Italia, secondo quanto anticipato da Repubblica.it e confermato da fonti di maggioranza, starebbe infatti valutando alcuni emendamenti dell’opposizione, in particolare quelli a firma di Nicola Irto e Dario Parrini, che ripropongono le preferenze pure per tutti gli eletti, senza capilista bloccati.
La questione è particolarmente delicata per FdI, che ha sempre avuto una posizione favorevole alle preferenze e che alla Camera aveva votato anche a favore di un emendamento di FnV sul tema. “FdI terrà la schiena dritta e voterà i nostri emendamenti?”, si è chiesto in Aula il senatore dem Dario Parrini, come riportato dall’ANSA. Il problema, però, riguarda gli equilibri interni alla maggioranza, con gli alleati contrari alla reintroduzione delle preferenze. “Se fosse così salta la legge”, avrebbe osservato una fonte di Forza Italia, secondo quanto riferito dall’ANSA.
La partita, quindi, è tutt’altro che chiusa e il nodo delle preferenze rischia di diventare un nuovo motivo di tensione all’interno del centrodestra, proprio mentre le opposizioni cercano di mettere Fratelli d’Italia davanti a una scelta: rispettare una posizione storicamente sostenuta dal partito oppure mantenere l’accordo raggiunto con gli alleati.
Legge elettorale: Il Precedente e la scappatoia
Sebbene esponenti di FdI minimizzano la portata dello scontro sulle preferenze, ricordando quanto già accaduto alla Camera, dove il partito di via della Scrofa aveva votato a favore di un emendamento dei vannacciani, poi bocciato a scrutinio segreto, mentre Lega e Forza Italia avevano votato contro. La questione, però, resta delicata e sarebbe stata sottoposta alla premier Giorgia Meloni, considerata l’unica figura in grado di prendere una decisione definitiva su un tema ritenuto fondamentale.
L’accordo raggiunto prima della pausa estiva prevede il mantenimento dei capilista bloccati, con la possibilità per gli elettori di esprimere fino a tre preferenze con alternanza di genere. A questo si aggiunge il nodo della cosiddetta norma anti-cespugli, sulla quale la maggioranza non ha ancora trovato una sintesi tra l’abolizione della soglia, il ritorno all’1% previsto dal Rosatellum e la riduzione dal 3 al 2%, soluzione più gradita a Forza Italia.
Intanto, maggioranza e governo intendono procedere verso l’approvazione definitiva della riforma, con la terza lettura alla Camera calendarizzata per il 28 settembre e l’esame destinato a riprendere a inizio ottobre. Le opposizioni contestano però quella che definiscono una nuova forzatura sui tempi, mentre il centrodestra cerca ancora la quadra su alcuni punti che potrebbero riaprire le divisioni interne.
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