Primo risultato positivo per la squadra di Allegri, ma al Maradona resta una ferita aperta.
Il Napoli porta a casa tre punti importanti contro il Bologna, ma la vittoria non basta a cancellare le perplessità emerse nelle precedenti gare. Un successo che restituisce ossigeno alla squadra e al morale, ma che non convince completamente sul piano del gioco e soprattutto lascia intatta la spaccatura che ormai da tempo attraversa l’ambiente.
Un Maradona diviso in due, con una platea che certamente non può essere definita delle migliori. Il sold out non si è verificato, complice anche una partenza poco soddisfacente della squadra e i risultati delle gare precedenti. Ma a pesare sul clima dello stadio è soprattutto la situazione ormai paradossale venutasi a creare tra la dirigenza e una parte della tifoseria organizzata.
Dopo il no categorico del GOS alla richiesta di Aurelio De Laurentiis sugli striscioni, il presidente ha preferito non presenziare al Maradona. Una scelta che sembra essere legata anche alla stanchezza per i continui fischi e cori ostili nei suoi confronti.
Nel frattempo, però, la squadra ha fatto il proprio dovere. Il Napoli vince, anche se non convince pienamente. Le lacune in fase offensiva sono ancora evidenti e Lucca, con alcune sue scelte, sembra riuscire nell’impresa di far arrabbiare persino Allegri, arrivando a provocare una reazione del tecnico che manda fuori dalla panchina il “figliuol prodigo” Eduardo.
Ma il dato più importante arriva dagli spalti.
La tifoseria ha sostenuto la squadra per tutti i novanta minuti, esattamente come ci si aspettava. E allora diventa difficile sostenere che le contestazioni siano nate dalla sconfitta o dalla mancanza di sostegno alla squadra.
Il sostegno alla maglia c’è stato.
La contestazione, invece, sembra avere un bersaglio preciso: un presidente accusato di aver trasformato il rapporto con una parte della tifoseria in una guerra personale, fino al punto di rischiare di compromettere l’ambiente intorno alla sua stessa creatura.
È questa la vera ferita del momento. Una ferita che difficilmente potrà rimarginarsi in fretta, soprattutto perché non è la prima volta che assistiamo a uno spettacolo simile. In passato, dopo momenti di forte tensione, si era arrivati a un accordo proprio nell’interesse di tutti: società, squadra e tifoseria.
Oggi, però, sembra che quella fiducia sia stata nuovamente tradita.
Chi vive il Napoli come una parte della propria vita non accetta che il rapporto con la società venga trasformato in una questione di proprietà personale. Perché una squadra di calcio può avere un proprietario, ma la sua storia, la sua identità e il sentimento della sua gente appartengono a qualcosa di molto più grande.
E adesso toccherà ad Allegri provare a ricucire le ferite lasciate dalle sconfitte iniziali. Questi tre punti devono servire soprattutto a restituire serenità alla squadra e a tutto l’ambiente.
La strada è ancora lunga.
Firenze sarà il prossimo banco di prova.