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E anche questa volta, come in tante circostanze analoghe, Aurelio De Laurentiis approfitta di una conferenza stampa (teoricamente…) destinata ad affrontare ben altri argomenti, per sputare gratuitamente veleno su un suo tesserato. Le parole usate dal presidente in occasione della presentazione del prossimo (doppio) ritiro del Napoli, infatti, non fanno altro che gettare Kvaratskhelia in pasto all’ordalia dei tifosi.

Ha un contratto lungo e io sono molto tranquillo, lo abbiamo fatto esplodere noi e gli accordi vanno rispettati…”.

Riversando poi la colpa sui giornalisti, colpevoli a suo dire di stimolare i procuratori. Un refrain già sentito abbondantemente in passato, quello della presunta esosità, che generalmente fa seguito a richieste economiche irricevibili dalla proprietà. Nondimeno, pare che per il cineproduttore non passi mai di moda. Anzi, viene riproposta alla stregua di un disco rotto. Magari da mettere su quando gli fa più comodo. Nonostante abbia tutti i crismi di una sgradevole consuetudine.

E poco importa, nel caso del georgiano, che il suo ingaggio sia completamente fuori contesto. Nient’affatto allineato al suo reale valore di mercato. Pur volendo discernere tra il rendimento letteralmente devastante avuto da Khvicha all’esordio in Serie A. Cui ha fatto seguito una stagione post scudetto di sicuro in tono minore. Inevitabilmente coinvolto nella catastrofe gestionale, forse innescata proprio dagli atteggiamenti di ADL. Che ha prodotto conseguenza disastrose sul piano squisitamente tecnico-tattico.

ADL inutilmente rancoroso

Il punto non è se il presidente del Napoli sia intenzionato (o meno…) ad accomodarsi al tavolo con l’entourage di Kvara per adeguargli un contratto che ad oggi lo gratifica meno della metà di quanto percepisce per esempio Diego Demme, novello bagnante anticipato a Marechiaro, non per sua volontà.

La questione ha un respiro più ampio, e sostanzialmente afferisce al solito modo di amministrare la società, con un’indole da Padre-Padrone, che cozza con i risultati scadenti inanellati quest’anno. Così, la domanda che ricorre con insistenza nell’ambiente partenopeo e tra gli addetti ai lavori rimane sempre la stessa: a chi giova questo teatrino. Possibile che all’ombra del Vesuvio non si riesca a superare la dinamica purulenta del calciatore dato in pasto alla folla, con la perfida collaborazione di una certa stampa, talvolta sin troppo compiacente.

Probabilmente, questo approccio a dir poco rancoroso sta condizionando (ovviamente in negativo…) le strategie di Don Aurelio, fino a logorarne la comunicazione, in maniera talmente profondo, che alla fine, diventa addirittura controproducente.

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