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E’ passato qualche giorno dalla notte di Braga ed i tifosi del Napoli hanno probabilmente già metabolizzato gli effetti di una vittoria faticosa. Che non certificano ovviamente la rinascita degli azzurri, ancora in fase di rodaggio con Garcia in panchina. Ma perlomeno alimentano la sensazione che i Campioni d’Italia possano trarre nuova linfa dalla Champions League. Attualmente, infatti, i partenopei si trovano impantanata in una sorta di limbo emotivo.

In Europa, dunque, somiglia troppo a quello delle ultime due giornate di campionato: una squadra spaventata, non in grado di reagire all’aggressività altrui, che si trascina stancamente per il campo, alla stregua del pugile confuso e suonato.  

L’idea che al cospetto di un finale ormai sfociato nel caos il Napoli faticasse a restare con la testa nel match, ponendo le basi affinchè potesse accadere qualcosa di assolutamente imprevedibile, appariva talmente insensata, da invertire i parametri della gara, smentendo pure il raziocinio calcistico. Così, chi aveva tutto da perdere si muoveva in maniera impacciata, dovendo difendere strenuamente il risultato. E meno male che il forcing dei portoghesi non sia riuscito a sfruttare appieno la paura degli azzurri.

Invertire la rotta

Insomma, la trasferta di Bologna, portandosi appresso la pressione di chi sta attraversando un momento difficoltoso, è l’occasione giusta per invertire la deriva. Sperando, quindi, che il Napoli post scudetto, scosso nelle sue certezze, possa approfittarne, smentendo la frustrazione accumulata finora. E ritrovandosi d’incanto.

Perché, nell’immaginario collettivo, un inizio di stagione negativo, almeno sul piano del gioco, rischia seriamente di definire potenzialità e ambizioni degli uomini di Garcia.

In ogni caso, anche al “Dall’Ara”, l’allenatore francese intende proporre un certo tipo di calcio. Forse pensa di aver intrapreso la strada giusta, sordo ai suggerimenti di chi considera le caratteristiche tecnico-tattiche dell’organico poco avvezze ai suoi principi.

D’altronde, se ci limitiamo a guardare quanto visto nelle prime uscite, non si può dimenticare il ritmo basso e cadenzato espresso dalla squadra partenopea. Magari meno dominanti nella gestione del pallone. Ergo, incapace di produrre imprevedibilità in fase di possesso. Alla quale manca il flusso di energia continua ed inesauribile garantita da Anguissa. Situazione aggravata da Lobotka, che deve abituarsi a pensare in verticale, piuttosto di consolidare il giropalla.

Organico profondo

Sostanzialmente, il Napoli sta vivacchiando sugli strappi di Zielinski. E gli uno contro uno di Politano, che però domani non dovrebbe essere tra i titolari. Lasciando il posto a Lindstrom.

Uno scenario offensivo lontano dal concetto di doppio esterno a piede invertito – con Kvaratskhelia sul lato opposto -, vogliosi di isolarsi per creare superiorità numerica attraverso il dribbling. Oppure stringere la posizione, venendo dentro, tagliando in conduzione, favorendo il gioco delle coppie coi terzini.

Questa chiave di lettura schiude le porte ad una valutazione incontrovertibile. Il Napoli rimane una squadra dalla qualità altissima. Con una rosa complessivamente lunga e profonda. Motivi che giustificano di guardare al prossimo futuro con maggiore ottimismo e un pizzico di fiducia.   

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