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Rassegnazione:

“Chi è più saggio? Colui che accetta tutto o colui che ha deciso di non accettare nulla? La rassegnazione è saggezza?” Questo interrogativo posto da Eugene Ionesco drammaturgo e saggista rumeno del 1900, diventa un’ importante condizione della vita su cui occorre interrogarci.

Un giorno Madre Teresa di Calcutta disse:” Non permettere a te stesso di sentirti scoraggiato fino a quando hai fatto del tuo meglio “. In questa frase forse possiamo trovare una risposta al suddetto interrogativo. Ci sono persone nella vita alle quali non bisogna mai far mancare una battaglia da combattere per il raggiungimento di un giusto fine ed altre invece che hanno sempre preferito rassegnarsi all’andamento dei tempi, senza mai provare ad esprimere una propria forma di ribellione alle avversità di questo mondo.

Rassegnazione

Succede poi, paradossalmente, che queste ultime riescono a vivere o meglio a sopravvivere nonostante tutto ciò che non va. Tuttavia anche la prima categoria di persone, ad un certo punto della loro vita, prendono consapevolezza che forse, tutto sommato, quando nulla potrà mai cambiare, la rassegnazione è l’unico modo per poter sopravvivere. Quando esci per le strade che puntualmente percorri ogni mattina ed incontri le solite buche “aspiranti voragini” che non vengono mai riparate, o esci dalla solita fermata della metro dove puntualmente incontri una folla indescrivibile all’imbocco della scala mobile, scorgendoti intorno e vedendo tanta gente rassegnata, ti domandi se vale la pena a voler essere ancora tu e sempre solo tu a voler cercare una soluzione ad ogni problema che sia singolo o collettivo.

Ed ecco che piano piano la tua sofferenza interiore incalza e potrebbe arrivare a compromettere la tua salute, incominci ad acquisire la consapevolezza che forse la rassegnazione è in certi casi, l’unica forma di sopravvivenza, con la speranza che un giorno, arriverà prima o poi un po’ di luce, quella giusta luce che ridesterà in te la voglia di volerci credere ancora malgrado tutto.

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