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Napoli e Atalanta aprono la giornata di campionato della vigilia di Pasqua in una sfida chiave per la corsa ad un posto in Europa. I bergamaschi arrivano al “Maradona” avanti di due punti in classifica. Un bivio importantissimo, dunque, per i padroni di casa: la vittoria, infatti, equivaleva al momentaneo sorpasso nei confronti della Dea, che però deve recuperare ancora una partita. Insomma, si prospettava una gara tiratissima, visto che nessuna delle due contendenti poteva permettersi un passo falso. Ecco com’è andata…

Meret: 6

Pare aver fatto l’abitudine a convivere con lo strisciante pregiudizio di parte della critica, che poi si riflette negli umori della piazza. L’Airone ormai considera la competizione, innanzitutto con sé stesso, come una fedele compagna di viaggio. Il match di oggi non fa eccezione. Prima scippa praticamente dalla testa di Ederson un pallone da depositare semplicemente in rete. Quindi, compie un doppio intervento salvifico, uscendo a valanga su Pasalic e Kolasinac. Resta l’impressione che sul vantaggio degli ospiti potesse azzardare qualcosina in più. Per il resto, tiene in piedi una barca che fa acqua da tutte le parti, stoppando Miranchuk e Lookman. Nulla può sul diagonale di Koopmeiners.

Di Lorenzo: 5,5

Con gli spazi centrali sempre più congestionati dal pressing dei nerazzurri, la capacità del capitano di aprirsi avrebbe dovuto trasformarlo in una risorsa chiave per aggirare la densità centrale predisposta dagli ospiti. Ma questa non è la sua versione migliore. Infatti, resta basso e timoroso di concedere campo ai tagli di Pasalic, o Scamacca, che si apre mettendolo in ombra mentre, il trequartista croato si butta dentro centralmente. Per svicolarsi da tanta mestizia, l’unica speranza è dare una diversa interpretazione al ruolo. Entrare dentro il campo, associandosi ai compagni. Ma la partita ormai è segnata. E Giovanni non ha gamba per andare e testa per rimanere difensivamente lucido fino al termine.

Rrahmani: 5

Scamacca “abusa” bellamente del kosovaro, che non palesa alcuna reazione. Manco l’orgoglio esce fuori. Come se si vendesse a tanto al chilo e lui ne fosse sprovvisto. Magari in occasione del primo gol, il tatuatissimo attaccante nerazzurro si aiuta, sbracciando. Ma Amir soffre costantemente questa situazione specifica. Mai che vincesse un contrasto aereo con l’uomo che sgomita e fa a spallate. Sul raddoppio, siglato proprio da Scamacca, la diagonale è più sonnolenta di una camomilla. Veicola in tifosi (e compagni…) la sgradevole sensazione che dalle sue parti possa transitare chiunque, senza trovare cenni di opposizione. La musica non cambia quando entra Lookmna, che gli nasconde il pallone manco fosse Houdini. Stendiamo un velo pietoso sul terzo gol, perché la squadra era in bambola già da un pezzo. Tuttavia, certe figure barbine segnano.  

Juan Jesus: 5,5

Tenta di mettere pezze a colori e toppe incapaci di mascherare buchi tra le linee come trafori del Sempione, in una retroguardia che difetta di solidità e compattezza, cantando e portando la croce. Miranchuk spesso si defila, andando a prendere il mezzo spazio tra il brasiliano e Mario Rui. Ma BatJuan regge con mestiere. La cattiveria agonistica non gli manca. Però il Napoli, in fase di non-possesso, fa ridere. E il brasiliano alla lunga si arrende alla pochezza di una squadra che, nel complesso, si fa brutalizzare, senza reagire minimamente.  

Mario Rui: 5,5

Potrà apparire un dettaglio marginale, ma dà l’impressione di pensare più alla creazione sin dalle retrovie, che alla distruzione. Un madornale errore nelle letture, perché Gasperini gli ha teso una trappola. Appena il portoghese si lasciava scaricare il pallone da Meret per cominciare a tessere la tela, Hatebor usciva altissimo e l’aggrediva forte. Del resto, con l’olandese abbarbicato alle caviglie, diventava indispensabile avere una giocata pulita sul quel lato del campo. Anche perché, nel frattempo, Raspadori latitava.

Anguissa: 5

Condiziona le sorti del centrocampo, poiché deve accoppiarsi con Ederson, che è dotato di proverbiale dinamismo, associato alle continue rotazioni con Pasalic. La fisicità del camerunese, peraltro, compensa le lacune senza palla e il fatto di essere preso sostanzialmente in mezzo. Nient’affatto in grado di assorbire i tagli alle sue spalle. L’aggressività dei centrocampisti nerazzurri gli impongono un nuovo paradigma tattico. Ovvero collaborare in veste di “secondo” playmaker, cervello pensante alternativo a Lobotka, nel dare ordine in mediana. Negli ultimi sedici metri, tuttavia, se nessuna mezzala partenopea si butta dentro, la sterilità offensiva del Napoli esplode fragorosamente. Evidente la mancanza di energia: il glicogeno segna paurosamente rosso. Ma senza vere alternative, giocherà pure correndo sulle ginocchia.

(dal 74’ Simeone: s.v.)

Complicato fare qualcosa di buono, se ti usano tipo coperchio della spazzatura, buono solamente a dar battaglia nei momenti peggiori delle partite.

Lobotka: 6

Al netto di una partita decisamente insufficiente della squadra, rimane uno dei migliori metodisti della Serie A. Oltre che l’unico a salvarsi da una sonora bocciatura. Perfetto nel prendere palla dalla difesa e assumersi grandi responsabilità per far progredire l’azione, con quella proverbiale precisione negli scarichi, specialmente sul breve. Oggi ha dovuto adattarsi, alla pressione degli orobici, sottraendosi alla cura di Pasalic per costruire il gioco. Inoltre, è imprescindibile in fase di non possesso, grazie a un’abilità non comune negli scivolamenti difensivi. Se il resto dei compagni cammina, senza tentare uno smarcamento, oppure andare in profondità, diventa veramente arduo verticalizzare.

Traorè: 4

Calzona l’ha promosso titolare inamovibile, responsabilizzandolo al punto da convertirlo in una pedina fondamentale del centrocampo. Sarebbe lecito chiedere il motivo di tanta fiducia, visto che finora non ha mai dimostrato di meritarla. Se con lui la proprietà sta cercando di assicurarsi uno standard di alto profilo in vista della rifondazione futura, magari prima di riscattarlo per una cifra superiore ai 25 milioni di euro, si ricordi delle passeggiate per il campo e la pigrizia in fase difensiva. Il tocchetto anche di qualità, trotterellando sulle punte tipo ballerina, non giustifica il posto in squadra. Uno Zielinski neanche a mezzo servizio s’è dimostrato assai più utile. E questo è tutto dire.

(dal 46’ Zielinski: 5,5)

Toh, chi si rivede. Il polacco entra bene, coglie un palo clamoroso con uno dei suoi tiri ad alta qualità e risoluzione. Alla lunga, paga l’apatia dei compagni e si lascia travolgere da questa immane brutta figura.

Politano: 5

Prova a ipnotizzare Zappacosta, però è evidente che il serbatoio ormi è desolatamente vuoto. Al contrario, è il laterale di Gasperini che lo punta continuamente, costringendolo a indietreggiare fin dentro la propria trequarti. Peccato non ne abbia praticamente più, dopo una stagione intera a tirare la carretta, strappando in dribbling e ribaltando il campo con feroce determinazione. Oggi, mancando Kvara, poteva essere l’unico con le abilità giuste per saltare l’uomo e creare momentanea superiorità numerica.

(dal 67’ Lindstrom: 5)

Una iattura. Al momento è un giocatorino e null’altro. Magari va rivalutato, emotivamente prim’ancora che dal punto di vista tecnico-tattico. Non può essere soltanto questo, il danese. Altrimenti sarebbe la più colossale cantonata presa da un’area scouting dai tempi di Prunier e Calderon.

Osimhen: 5,5 

Hien lo tratta con l’attenzione che il domatore concede al leone accovacciato nell’angolo opposto della gabbia. Non importa se impugni la frusta: lui rimane il re della savana. Il centrale ne assorbe gli inserimenti, disinnescandolo spesso e volentieri. Però il nigeriano non è tipo da arrendersi. Difficile che nell’arco del match non abbia due o tre opportunità nitide per battere a rete. Nel primo tempo, l’unica palla pulita, in un deserto, con i compagni lontanissimi, la converte in diagonale, che Carnesecchi respinge. Un altro paio di opportunità, nella ripresa, gliele strozza in gola ancora l’estremo difensore degli ospiti. Si sbatte alla stregua del prigioniero in catene, troppo isolato, nonhè dimenticato dalla squadra, per fare male davvero.

Raspadori: 4

Non pervenuto. Forse non ha nemmeno sudato, considerando che s’è nascosto dietro gli avversari per l’intero primo tempo. Comportamento tipico dei mezzi giocatori, chiamati a prendersi responsabilità importanti. E quando (per onestà intellettuale, raramente…) veniva cercato da dietro, aprendosi molto in fascia, per trovare uno spazio libero dove ricevere, nel movimento tipico di Kvara, Scalvini rimpiazzava Hateboer, nel frattempo uscito alto, mangiando letteralmente in testa a Jack. La solenne bocciatura la prende l’ex Sassuolo, ma nella valutazione complessiva, rientra la testardaggine di Calzona nel schierarlo nella posizione di esterno d’attacco. E la società, che pregusta l’ipotesi di venderlo al miglior offerente, magari sperando pure in un Europeo da protagonista.

(dal 46’ Ngonge: 5)

Alquanto fumoso, anche se è giusto sottolineare che appena il Napoli ha messo in campo ciascuno nel suo ruolo, senza inventarsi nulla, la prima metà della ripresa cominciava a dare qualche segno di vitalità.

Allenatore Calzona: 4

Veramente non ha capito nulla, letteralmente incartato da Gasperini, che sarà pure discretamente poco empatico (eufemismo…), ma è uno stratega sopraffino, grandissimo lettore di partite. Non a caso, i padroni di casa sono stati in completa balia del piano gara dell’Atalanta: squadra quadrata e organizzatissima, solida negli accoppiamenti e nelle coperture. Con una qualità nel tagliare e sovraccaricare i “mezzi spazi” meritevole di essere studiata a Coverciano. L’allenatore dei Campioni d’Italia (sic…) ha provveduto a metterci del suo: senza nessuno che saltasse l’uomo, gli azzurri si sono fatti imbrigliare. Mai una verticalizzazione, bensì sterile e monotono giropalla. Affidandosi esclusivamente alla giocata “morbida” di Meret, per stimolare Osimhen nella trequarti offensiva. Al di là che Hien ha fatto una prestazione mostruosa, il centravanti nigeriano era solissimo. Distanti i centrocampisti, sia per inserirsi, che nel contendere eventualmente una “seconda palla”. Insomma, idee pochissime. E alquanto confuse.      

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