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Hamed Traorè sta vivendo l’ennesima stagione incolore della sua storia recente. Una involuzione impensabile fino a un paio di anni fa, quando veniva etichettato come uno dei migliori giovani (classe 2000) del campionato italiano.

Del resto, gli inizi erano stati abbastanza lusinghieri. Un talento precocissimo, che all’Empoli facevano giocare in Primavera sotto età, addirittura contro ’97 o ’98. Pupillo di Andreazzoli, che lo lancia da titolare in Serie A nemmeno diciottenne, evidenzia subito colpi da predestinato. Nonostante gli faccia difetto la continuità, veicola comunque negli addetti ai lavori la piacevole sensazione che possa esplodere definitivamente da un momento all’altro.

Ecco perché nell’estate 2019 non desta alcuna sorpresa l’operazione imbastita dal Sassuolo, con la longa manus della Juventus alle spalle. Prestito biennale oneroso (3 milioni) dai toscani, con obbligo di riscatto, al termine del quale la Vecchia Signora vantava un diritto di prelazione per acquistarne il cartellino. Peccato che poi i bianconeri lasciarono cadere quella opzione, costata un milione di euro, e l’ivoriano sia stato riscattato dagli emiliani per la bella cifra di 16 milioni.

Duttile in mezzo al campo

Il mancato passaggio alla Juve determina la prima sliding doors nella carriera di Hamed. Che così ha la fortuna di incrociare il suo percorso professionale con un altro chosen one: Roberto De Zerbi. Convinto che non ci sia posizione in campo che Traorè non possa occupare, con quei piedi educati e la dolcezza nel controllo orientato, il tecnico del Sassuolo lo utilizza in svariati ruoli. Da mezzala classica, con compiti di incursore, che si smarca col giusto timing nei mezzi spazi, dietro la linea mediana avversaria. Oppure da esterno offensivo, a piede invertito. Spendibile quindi sia nel 4-2-3-1 che nel 4-3-3, con quella proverbiale abilità a ricevere e rientrare sull’arto dominante. 

Le cose hanno cominciato decisamente a peggiorare durante la gestione di Alessio Dionisi, che rispetto al suo predecessore usa meno il possesso intenso e qualitativo, nonchè le rotazioni tra centrocampisti, per tentare di dominare la partita. Un calcio maggiormente diretto e verticale, dunque, nel quale il dribbling di Traorè diventa un’arma per puntare il marcatore diretto e creare momentanea superiorità numerica, disordinando l’assetto difensivo altrui.

Probabilmente, però, esplorare l’ampiezza non gli si addice troppo. Anche perché in fase di non possesso fa fatica. Sicuramente si esprime meglio nelle letture centrali, che gli consentono di inserirsi nello spazio profondo dietro i centrocampisti avversari. Insomma, pare proprio il rapporto tumultuoso con l’allenatore rappresenti uno dei motivi che abbiano spinto il Sassuolo ad accettare la proposta del Bournemouth. L’altro, ovviamente, sono i 30 milioni sborsati dagli inglesi.

Dubbi sulla tenuta mentale

Oggi l’ivoriano ha smarrito tutte le sue certezze. E l’annata fallimentare del Napoli, condita dalle sue prestazioni spesso insufficienti, sembra restringergli l’orizzonte di possibilità future.

Nondimeno, talvolta in maglia azzurra ha palesato sprazzi di talento cristallino (pochini, in verità…), dimostrando di poter surrogare una mezzala dall’indole propositiva del calibro di Zielinski. Rompendo l’allineamento a centrocampo, e dopo avanzando in conduzione. Oppure smarcandosi senza palla, offrendo ai compagni una traccia pulita per l’imbucata. Con l’uso magistrale di entrambi i piedi a proteggere il pallone e sottrarlo dalla pressione degli avversari.

Certo, ha ancora 24 anni, ma l’evidente incapacità di mantenere un’intensità mentale accettabile nell’arco dei novanta minuti comincia a suscitare abbastanza dubbi sul fatto che possa giocare ad altissimo livello. Inoltre, 25 milioni per riscattarlo non sono mica noccioline.

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