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A giudicare dal percorso sbalorditivo del Monza da quando Raffaele Palladino s’è accomodato in panchina, per un curioso scherzo del destino proprio contro la Juventus, il 18 settembre 2022, dove si era formato calcisticamente nel settore giovanile, non deve sorprendere l’entusiasmo che si respira in casa brianzola. Dopo l’ottima stagione d’esordio in Serie A, il tecnico che aveva trasformato una delle principali candidate alla retrocessione in una reale outsider del campionato, sta confermando la bontà del suo lavoro pure ques’anno. Il segreto è stato adattare lo stile alle caratteristiche dei giocatori.

Perciò, al di là della classica etichetta da appiccicare sul sistema di gioco di un debuttante, pur avendo una influenza tipicamente gasperiniana, la squadra mostra un calcio estremamente peculiare. Modulando l’altezza del baricentro e l’intensità del pressing a seconda dell’avversario di turno. Con un approccio maggiormente orientato alla copertura dello spazio contro i Top Club (o presunti tali…). In ogni caso, non manca mai l’idea di aggredire, piuttosto che “scappare” a protezione dell’imbuto difensivo. Un atteggiamento che si concretizza attraverso pressione in avanti e riaggressione costante.

Pressing e recupero alto

Com’è prevedibile, tutto parte dal principio di voler recuperare alto la palla. Uno scenario tattico in cui occupa un ruolo determinante Djuric, centravanti meno abile nei fondamentali rispetto a Colombo, ma dal fisico imponente – sfiora i due metri -, instancabile nel calarsi con sacrificio nei principi di Palladino.

Il riferimento, quindi, rimane il pallone, con Valentin Carboni che da trequartista si allinea al corpulento attaccante bosniaco, e insieme scalano sui centrali avversari. Nel frattempo, l’esterno offensivo (Colpani a destra e Daniel Maldini a sinistra) del lato dove si sviluppa la manovra scivola sul terzino, con il compagno di reparto che viene dentro al campo, chiudendo così l’eventuale ribaltamento del fronte.

Ovviamente, i due mediani – contro il Napoli saranno presumibilmente Gagliardini e Bondo, che prende il posto dello squalificato Pessina – scalano sui potenziali appoggi, quelli più prossimi all’uomo in possesso. Sostanzialmente è in questo modo che oggi i biancorossi cercheranno di soffocare la costruzione bassa dei Campioni d’Italia: cioè, comprimendo gli spazi a Lobotka.

Napoli nei “mezzi spazi”

Affrontare una squadra del genere obbligherà i partenopei, apparsi pigri e senza alcuna idea al cospetto dell’Atalanta, manco il campionato fosse alle battute finali, a opporsi attraverso ritmo e organizzazione, vitali specialmente per nascondere i limiti mentali di questo gruppo. In evidente crisi emotiva, il Napoli, dibattuto tra la voglia di smobilitare. Che potrebbe anche essere (seppur parzialmente…) giustificata. E il tentativo di rimanere comunque agganciato al convoglio che porta almeno a qualificarsi per la Conference League.  

Va da sé che la fase di possesso degli uomini di Calzona dovrà farla da padrone. Con un centrocampista di grande atletismo come Gagliardini, toccherà a Anguissa associato a una mezzala di tocco e inserimento, probabile che Zielinski possa essere preferito a Traorè, riciclare il pallone. Al contempo, l’ampiezza la occuperanno Di Lorenzo e Olivera. Mentre Politano e Kvara stringono nei mezzi spazi, mettendosi nella posizione ideale per ricevere tra le linee.

Ecco, se gli ospiti sapranno stimolare il controllo orientato degli esterni offensivi alle spalle del centrocampo brianzolo, allora l’ipotesi di sciamare nella metà campo altrui potrebbe veramente tradursi in giocate favorevoli.     

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