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Aurelio De Laurentiis è alla ricerca spasmodica di un nuovo allenatore per il “suo” Napoli. Magari il presidente sta ripetendo nella sua testa come un mantra positivo che nemmeno uno scudetto conquistato dominando letteralmente la concorrenza gli è bastato per portare la totalità dei tifosi dalla sua parte. Difficile trovare una stagione più burrascosa di questa. Nondimeno il fallimento, un dettaglio marginale per gli Aureliocentrici, sembra far scorrere il tempo con maggiore velocità. Però serve a ricordargli che il ciclo ventennale, culminato con una vittoria storica, andava poi supportato in maniera strutturale, piuttosto che sacrificato sull’altare di scelte accentratrici e prive di sostanza.

Adesso che si avvicina la fine di un’annata veramente imbarazzante, simbolo del contrasto tra la filosofia gestionale della proprietà e la passione dell’ambiente partenopeo, ADL deve superare le insoddisfazioni della piazza, frustrata da ben tre allenatori, per un motivo o per un altro, completamente inadatti a mantenere competitivi i Campioni d’Italia. Addirittura, garantirgli la permanenza nella parte sinistra della classifica. Quindi, l’unica cosa che il cineproduttore può fare affinché chiunque all’ombra del Vesuvio torni a considerare sovrane le sue decisioni, è azzeccare la guida tecnica.

Prima idee chiare, poi i candidati

Apparentemente, in questi giorni vige la medesima incertezza che aveva già caratterizzato la ricerca dell’erede di Spalletti. Questa volta, tuttavia, Don Aurelio è consapevole di non poter commettere nessun altro errore. Obbligato a creare nuovi entusiasmi attraverso la prospettiva di un progetto che ne rilanci immediatamente le ambizioni. Insomma, l’idea di una futura felicità passa per forza di cose da una figura in grado di trasformare radicalmente l’identità della squadra.

In questo scenario, provare a star dietro alle svariate ipotesi ventilate finora dai “soliti noti” diventa oggettivamente impossibile. Nel gigantesco valzer di nomi accostati al Napoli, pretestuoso dunque immaginare chi sbarcherà effettivamente in panchina. Invece di cavalcare le voci sul meno realistico tra i candidati, o le dicerie relative al migliore (teoricamente…) tra i disponibili al mercato, sarebbe lecito sottolineare su cosa dovrà lavorare il nuovo venuto.

Sulla scorta dei risultati modesti del campionato che sta per volgere (finalmente…) al termine, evidente che urge tornare a costruire subito un gioco brillante e all’avanguardia. Non necessariamente scegliere qualcuno fissato con la costruzione dal basso, ed il possesso per il mero gusto di tenersi il pallone nei piedi. Comunque un “manico” capace di unire gli azzurri che erano a quelli che verranno. Riportandoli velocemente ai piani alti della Serie A. Una cosa fattibile percorrendo due strade: arruolare giocatori fortissimi, edificando una rosa adatta per aggredire immediatamente il vertice. Oppure avere la pazienza (e la forza) di credere in una crescita che arriverà in modo graduale, apportando in corso d’opera qualche doverosa correzione. Ergo, un processo sicuramente a medio termine.    

Limbo Napoli, a metà classifica

L’imperativo categorico rimane cominciare a comprendere quali giocatori ancora in organico potranno essere riproposti in un contesto che ormai li vede alla stregua del fumo negli occhi: fastidiosi ed irritanti. Particolare tattico nient’affatto trascurabile, poiché il nuovo tecnico erediterà un gruppo abituato ad avere la palla. E non a reagire alle giocate dell’avversario. Solamente dopo si proverà a convincere i nuovi ad accettare Napoli, pur senza il conforto benevolo delle Coppe europee.    

Una cosa è palese: oggi De Laurentiis deve accettare la ruvidezza dettata dalla realtà attuale. Affrontare l’incubo di veder derubricato lo status degli azzurri, passati ad essere una squadra della middle class. De facto, ai margini del calcio che conta davvero. Classico ridimensionamento per chi incappa in un campionato catastrofico. In un certo senso è così, nonostante l’ossatura della squadra sia obiettivamente orientata a gratificare standard assai più nobili. A ricordarlo a tutti, l’insidiosa posizione di centroclassifica, che veicola una sgradevole impressione: il prossimo futuro potrebbe non essere tanto roseo. E un’ombra di leggero pessimismo si allunga sulla stagione del riscatto, dopo quella della immane sofferenza.  

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