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I Polyphia hanno pubblicato il quarto album in studio, e come c’era da aspettarsi la band texana non si risparmia.

Remember That You Will Die, che a noi italiani ricorda la celebre frase di Luca Laurenti, è il nuovo album dei Polyphia. La band strumentale americana con il loro crossover tra metal, hip-hop e virtuosismo si è posta nell’Olimpo della musica contemporanea, raggiungendo milioni di visualizzazioni su Youtube e sold out ai concerti.

La prima traccia Genesis imposta subito l’atmosfera dell’album: riff di chitarra con multivoicer (uno dei tratti distintivi di Tim Henson) catchy, canticchiabile, accompagnata da una tromba e contornata da metriche hip-hip.

L’album prosegue con Playing God, il primo singolo uscito. All’uscita del singolo la band aveva sorpreso tutti con il brano, eseguito con chitarre classiche e con un fare spagnoleggiante, ma con tutti tropi classici dei Polyphia: hybrid picking, armonici naturali, lick velocissimi ai quali si aggiunge una sezione bossa nova nel bridge.

The Audacity, in collaborazione con il musicista canadese Anomalie. Tanto slap ed un riff cattivo alla Polyphia.

Se i chitarristi su Youtube si velocizzano per suonare i loro brani, in Reverie i Polyphia fanno l’esatto contrario: sul finale della traccia rallentano la traccia, una soluzione anticonvenzionale.

ABC, terzo singolo, vede l’accompagnamento alla voce di Sophia Black, per un brano che si tinge di sonorità Hyperpop.

Memento mori, che potremmo definire la title track, ingaggia alla voce Killstation e strizza l’occhio al rap.

Fuck around and find out, terzo brano vocale dell’album in collaborazione con il rapper $NOT. Il brano sempre sulla falsa riga di un “rap rock” è però più “aperta” rispetto alla traccia precedente.

All falls apart con un epico riff di chitarra con il

Neurotica è il secondo singolo. Riassume in una traccia i “nuovi Polyphia” (sequenze e chitarre super compresse) ed i “vecchi Polyphia” (lunghi lick sulle scale e chitarre distorte)

Chimera unisce il ritrovato amore di Tim Henson per la chitarra classica al recente passato delle chitarre a 7 corde distorte al rap con le parti cantate di Lil West.

Bloodbath vede la collaborazione con Chino Moreno, voce dei Deftones. Il brano, parte con un arpeggio per poi trovarsi sulle chitarre distorte. Prosegue poi parti slap sulla chitarra e ripesca dal “classico metal” un bell’assolo distorto finale. È la prima collaborazione con un cantante metal per la metal band cristiana.

Tim Henson e Steve Vai

Ego Death chiude l’album come meglio non poteva farsi: scomodando un mostro sacro della chitarra virtuosa, Steve Vai. Il brano riassume tutti i tropi dell’album: intro con chitarra acustica, le metriche hip-hop ed intricate parti di slap. Il brano culmina con un finale sontuoso con Steva Vai. Il virtuoso sessantenne si unisce alla perfezione con i quattro ragazzi e nell’assolo finale le chitarre di Tim Henson, Scott LePage e Steve Vai cantano all’unisono.

Citando il titolo del precedente album, New Levels New Devils i Polyphia hanno alzato ancora il livello a cui avevano abituato i propri ascoltatori, a partire dai vari brani vocali. Le soluzioni musicali mai banali, dando una boccata di aria fresca alla musica suonata abbracciando in pieno la musica elettronica.