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Non posso dire che il ritorno in famiglia fosse stato, per Peppino, un avvenimento felice e ciò che di seguito riporto c’è né da’ conferma. “…nei miei pensieri, mia madre, stava come una bella signora, che pretendeva da me una certa confidenza, che io non sentivo di poter offrire, una signora che possedeva una casa strana che a me non piaceva e che mai mi auguravo di rivedere.

La sentivo angusta quella casa, soffocata, mi appariva fredda triste, i divani, le belle poltrone, i tappeti, tutto mi appariva paradossalmente troppo pulito e inutilmente ordinato e lo sguardo mi si confondeva se per caso si fermava su qualche mobile o su qualche parete.

Nella mia casa di Napoli, un giorno, per tenermi buono, un signore (che poi negli anni che seguirono, seppi essere mio padre ma, che dovevo chiamare “ZIO”, mi volle regalare una grossa moneta d’argento, cinque lire, la presi e di filata corsi sul balcone e la gettai nella strada sottostante. Non volevo nulla da lui, (e nulla ebbi in seguito), no che mi fosse antipatico ma, indifferente si.

Teatro

Mi incuriosiva un tantino, perché fumava molto e fumava certe sigarette con il bocchino d’oro, ben sistemato in una scatola rossa di nome “SAVOIA”. Avrò occasione di parlare di questo “ZIO” e molto ampiamente. A mia madre non poteva piacere il mio atteggiamento e penso se ne dolesse molto in cuore suo ma, ella doveva sapere e certamente lo sapeva, che la colpa non era mia bensì del destino che mi aveva tenuto lontano da Napoli e dalla mia casa natia e quindi dalle cure materne.

È possibile, in tal caso, che un figlio possa divenire un piccolo estraneo e una madre, una buona e bella signora e… null’altro. Il mio stato d’animo era come quello di un cane improvvisamente costretto a cambiare padrone, casa, vitto e metodo di vita e penso che mia madre lo comprendesse.” …

Buon teatro… nel prossimo articolo…

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