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Il carcere di Poggioreale ancora al centro delle cronache per le continue violenze e le aggressioni agli agenti penitenziari da parte di detenuti. “Questa mattina, presso l’Istituto Penitenziario di Napoli – Poggioreale “G. SALVIA” per l’ennesima volta un agente è stato vittima di una violenta aggressione”. A riferirlo è Emilio Fattorello, segretario nazionale per la Campania del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE. “Al Padiglione Firenze un detenuto, africano, prima si rifiutava di rientrare in cella poi aggrediva con inaudita violenza l’assistente capo di servizio. Il poliziotto batteva la testa sul taglio della porta blindata. Ha riportato una profonda ferita con abbondante perdita di sangue. L’intervento di alcuni colleghi consentiva l’immediato soccorso con il trasporto del poliziotto ferito all’Ospedale del Mare, per le cure del caso. Intanto, il detenuto veniva bloccato”. Fattorello, poi, ancora una volta denuncia “le degradanti condizioni detentive e la poca sicurezza e salubrità sui posti di servizio”. Come attesta la relazione della Segreteria Generale sulla cronica carenza organica di personale, accentuata da numerosi provvedimenti di distacco in uscita dal Reparto, disposti dal Provveditorato a livello regionale e dal Dipartimento a livello centrale: “Autorità queste non curanti dell’inferno che si vive a Poggioreale”, aggiunge il segretario del Sappe, “dove la popolazione detenuta si avvia verso 2.300 unità rispetto alle 1.500 presenze tollerabili”. Per Emilio Fattorello “il sovraffollamento dei detenuti nella Regione è dato dall’esubero dei detenuti di Poggioreale ove sono presenti centinaia di detenuti definitivi che secondo l’Ordinamento Penitenziario dovrebbero essere diretti alle Case di Reclusione presenti sia sul territorio campano che extra regionale”. Tutti denunciano il sovraffollamento di Poggioreale ma nessuno affronta la soluzione. Compreso i Garanti che conoscono l’Ordinamento e la relativa assegnazione altrove dei definitivi con oltre 5 anni di pena residua ma “nessuno ha il coraggio di proporla, perché?”, si chiede Fattorello. “Continuare a far finta di niente vuol dire favorire l’illegalita’ sotto diversi aspetti, aspettando che succeda il peggio ed allora si vedrà lo scarica barile tra coloro che oggi sono chiamati al rispetto delle norme che regolano la materia. Poggioreale continua ad esistere con le sue eterne contraddizioni all’ombra del Prap, Procura, Magistratura di sorveglianza…”. Duro il commento del segretario Generale del Sappe Donato Capece: “Il SAPPE adesso dice veramente basta! Sta diventando sempre più pericoloso fare questo lavoro, senza uomini e mezzi appropriati, senza una formazione adeguata e senza che l’Amministrazione Penitenziaria adotti adeguati provvedimenti penali e disciplinari verso questi detenuti violenti e pericolosissimi per l’incolumità altrui”. Capece ricorda che da mesi il Sappe “denuncia le gravi violenze contro i poliziotti delle carceri italiane, sempre più spesso aggrediti, minacciati, feriti, contusi e colpiti con calci e pugni da detenuti e la mancata assunzione di provvedimenti in materia di ordine e sicurezza delle carceri da parte del Ministero della Giustizia a tutela degli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, sintomo evidentemente di una mancanza di progettualità dell’esecuzione della pena e, in questo, contesto del ruolo dei Baschi Azzurri”. “Gli eventi critici contro gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria sono aumentati in maniera spaventosa”, conclude. “E tutto questo in assenza di provvedimenti utili a garantire la sicurezza e l’incolumità del personale di Polizia Penitenziaria”. Sottolinea infine anche il fallimento delle espulsioni di detenuti stranieri dall’Italia: sono state solamente 456 nel 2021. “Da tempo il Sappe denuncia la correlazione tra aumento degli eventi critici nelle carceri e presenza di detenuti stranieri, come è il protagonista del grave evento critico accaduto a Poggioreale. Nel 2021 i detenuti stranieri espulsi a titolo di sanzione alternativa alla detenzione sono stati solamente 456 (165 albanesi, 48 marocchini, 45 tunisini e 198 di altri Paesi). Questo, oltre a decretare il fallimento degli Accordi bilaterali tra l’Italia ed i Paesi con la più alta presenza di connazionali tra i detenuti ristretti in Italia (Marocco, Romania, Nigeria, Albania, Tunisia), sembra dimostrare che questi Paesi non vogliono il rientro in patria di migliaia e migliaia di loro connazionali con gravi precedenti penali e con pene che potrebbero essere scontate in carceri del Paese di provenienza”.