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Sembra essere tutt’altro che risolta la vicenda riguardante le politiche sociali a Somma Vesuviana. La chiusura del centro diurno per disabili “Nati due Volte” congiuntamente alle dimissioni del dirigente comunale alle politiche sociali è sfociata domenica 17 marzo in una protesta dei cittadini sotto forma di pubblica manifestazione nella piazza antistante la casa comunale.

Somma Vesuviana: dalla riapertura alla chiusura in meno di 48 ore

Dopo una rapida riapertura, solo apparentemente risolutiva e dal carattere più formale che sostanziale, nella mattinata del 20 marzo, l’intervento da parte dei carabinieri ha sancito lo sgombero della struttura nella sua interezza riconfermandone la chiusura.
Un doppio danno quindi per l’intera comunità; l’immobile infatti ospitava al piano superiore anche un centro anziani.

Le motivazioni continuano ad essere legate alla sicurezza dell’edificio, mancante della necessaria certificazione di agibilità.
In totale contrasto con gli ultimi avvenimenti sono le dichiarazioni rilasciate recentemente dall’assessore alle politiche sociali Anna Cuomo che domenica 17 annunciava con un comunicato ad un giornale: “Domani, Lunedì 18 Marzo, riapre il Centro Disabili in Piazza, dopo che l’Amministrazione ha accertato che i locali destinati alle attività fossero dotati della necessaria agibilità”.

Se dunque incerta sembra essere l’esistenza delle idonee certificazioni, di assoluta certezza è invece il mancato rinnovo della concessione alla cooperativa di esercitare le proprie funzioni nella struttura seppur la praticabilità fosse ripristinata.

Le dichiarazioni di Maria Pangiroli

La vicenda sempre più controversa e l’assenza di chiarezza da parte dell’amministrazione sommese hanno spinto Maria Pangiroli, attivista politico locale del Partito Socialista e promoter della manifestazione di domenica scorsa a sollecitare (in sinergia con altri) la repentina convocazione di un consiglio comunale monotematico sul caso.


Queste le sue dichiarazioni in merito: “La vergogna che ho provato stamattina, quando la mamma di una ragazza utente del centro diurno disabili di Somma, mi ha detto che la figlia dopo un’ora era stata riaccompagnata a casa perché i carabinieri avevano chiuso la struttura, è stata tanta.
Ora mi chiedo, come si può giocare con la vita di questi ragazzi?
Questi ragazzi sono parte integrante della nostra società, hanno il diritto di inclusione e hanno il diritto a questi servizi, invece sembra che stiano elemosinando piaceri che gli versate con il contagocce!!
Voi amministratori di questo paese non avete provato vergogna?
Se avete un minimo di dignità dimettetevi e andate a casa tutti !!!”
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La mancanza di serietà che sta contraddistinguendo la circostanza e la chiusura dopo appena due giorni dalla riapertura ha spinto diverse forze politiche e non della cittadina vesuviana ad indire una nuova manifestazione per domenica 24 marzo alle 10:30 in piazza Vittorio Emanuele III.

In aggiunta a questo, Maria Pangiroli fa sapere che adopererà ogni sua energia affinché si arrivi il più velocemente possibile ad una soluzione e che il prossimo passo, in caso contrario, sarà un esposto alla Procura della Repubblica che avrà il compito di far luce non solo sui fatti recenti ma anche su quelli pregressi.

Gli interrogativi

Sembrerebbe infatti che l’edificio sia stato utilizzato per lungo tempo (circa un anno) senza le dovute autorizzazioni, risultate ovviamente mancati anche nelle due giornate di riapertura del 18 e 19 marzo.
Le valutazioni sull’agibilità di uno stabile sono strettamente legate anche alla funzione dello stesso, quindi risultano fondamentali non solo la verifica strutturale (collaudo sismico) ma soprattutto, essendo un centro per disabili, l’abbattimento delle barriere architettoniche e l’adeguamento impiantistico (emerge infatti da alcune dichiarazioni che non fossero presenti gli idonei servizi igienici).

Fatti molto gravi dunque che se dovessero essere accertati dalla Procura risulterebbero notevolmente aggravati poiché perpetrati da un’amministrazione comunale a danno di ignari cittadini.
Come può un’amministrazione responsabile permettere che dei ragazzi disabili usufruiscano di un centro non a norma?
Quali sono le specifiche carenze normative?
Chi sarebbe stato il responsabile nel caso di eventuali incidenti?
Come può un centro chiuso, per carenze normative, riaprire senza che le dovute verifiche siano state effettuate?
Come può un centro per disabili non essere in regola per quanto riguarda le dotazioni igienico sanitarie?
A quale scopo riaprire il centro se alla cooperativa non è stato rinnovato il contratto?
È possibile che il comune di Somma Vesuviana non abbia a disposizione nel proprio patrimonio immobiliare una struttura adeguata a sopperire alla sospensione di un servizio di tale importanza?


Questi sono solo pochi dei numerosi interrogativi inevasi che attendono risposta da parte della comunità e dei genitori dei ragazzi.