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Devi scegliere: o sei maschio, o sei femmina. Non è ammessa alcuna via di mezzo. Nè tantomeno un orientamento sessuale diverso dalla eterosessualità.

No, non siamo tornati nel 1800. Purtroppo queste parole sono spaventosamente attuali nonché il concetto fondante del movimento “Fetrah“. Questo termine, che in lingua araba si traduce come ‘istinto umano‘, sta ad indicare l’idea che esistano solo due generi (maschile e femminile) e che l’omosessualità sia un comportamento deviante sostenuto dai paesi occidentali.

La diffusione di Fetrah

L’iniziativa volta alla diffusione del suddetto concetto è partita a fine giugno dall’Egitto (mese in cui si celebra il Pride nel mondo) per poi propagarsi velocemente in vari paesi del Medio Oriente e Nord Africa. Gli ideatori sono tre esperti di marketing, che hanno lanciato Fetrah su vari account Facebook, Instagram, Twitter, Telegram e persino su un sito web. All’interno di quest’ultimo, compare il messaggio ‘basta LGBTQ+’ in diverse lingue. Ovviamente questi profili social sono stati cancellati, ma questo non ha fermato l’ondata di odio e discriminazione verso la comunità LGBTQ+ che l’iniziativa ha contribuito a fomentare. A onor del vero, i profili Twitter e Telegram sono ancora aperti e attivi, contando più di 75 mila iscritti.

Abdullah Abbas, uno dei tre creatori della campagna, ha specificato che l’iniziativa non ha una matrice religiosa, poiché il suo obiettivo è coinvolgere il maggior numero possibile di persone, anche in altre parti del mondo.

In ragione del rifiuto al concetto di identità di genere non binaria, il movimento ha scelto di identificarsi con una bandiera a due colori (nella foto). Azzurro chiaro e rosa acceso, che indicano rispettivamente il sesso maschile e femminile. E proprio questa bandiera è diventata ben presto il simbolo della protesta omofoba, che molti utenti del web hanno utilizzato per accompagnare messaggi invocanti la legge islamica e addirittura alcuni versi del Corano.

Un dato alquanto inquietante è che sulla piattaforma di microblogging Twitter, questa aberrante ideologia abbia indotto circa 900 mila persone a seguire l’account di Fetrah. Nonostante il movimento abbia chiaramente preso di mira la comunità lgbtq+, i suoi portavoce hanno sottolineato che Fetrah non avrebbe tollerato molestie nei confronti delle persone omosessuali o binarie. Ma, come ben potete immaginare, queste sono solo parole. I fatti smentiscono questa bontà d’animo millantata da coloro che hanno intenzionalmente favorito e rafforzato la diffusione di comportamenti discriminatori nei confronti degli omosessuali.

A smascherare Fetrah è stato l’attivista Wajeeh Lion, che ha segnato a Twitter l’iniziativa, spiegando di aver subìto molestie sul proprio account da parte di utenti che gli avevano augurato la morte e avevano minacciato di bruciarlo vivo.

La censura

L’omofobia e la transfobia sono d’altronde concetti familiari negli Emirati Arabi Uniti. Solo nell’ultimo periodo il Paese ha costretto Amazon a limitare i risultati delle ricerche relative ad argomenti che riguardavano la comunità LGBTQ+. Poco dopo, Arabia Saudita, Egitto e Libano avevano vietato la proiezione di Lightyear – La vera storia di Buzz di Pixar. Sostenevano che il film promuovesse l’omosessualità per via di una scena in cui si baciano due ragazze. Per motivazioni simili era stato censurato anche Doctor Strange nel Multiverso della Follia.

Come se non fosse abbastanza, il movimento ha anche accusato la comunità Lgbtq+ di essere responsabili della diffusione del vaiolo delle scimmie.