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La pandemia oltre aver nefastamente fatto registrare diverse vittime, ci ha lasciato effetti collaterali sulla nostra psiche. L’isolamento sociale, il restare chiusi obbligatoriamente in casa recependo passivamente attraverso I media, i vari bollettini medici analoghi a quelli di guerra, hanno inciso irreversibilmente sulla nostra psiche.

Il post covid che doveva rappresentare per l’intera società, una forma di riscatto sociale e morale, ha invece fatto crollare le nostre certezze facendoci diventare un po’ tutti, chi più chi meno, incerti sul nostro futuro. La vera condivisione sociale che solo in casi analoghi al covid, così come quello del terremoto del 1980, si riesce a percepire nella società, dura fino a quando dura la calamità. Come la storia passata e recente ci ha insegnato, tutto ritorna come prima o peggio di prima. Uno dei motivi è forse legato alla consapevolezza di avercela fatta a sopravvivere, facendoci sentire da un lato più forti, ma dall’altro più deboli psicologicamente. Durante quei giorni sono ancora vive dentro di noi, quelle scene e quelle grida di speranza e di disperata solitudine lanciate dai balconi e propinateci attraverso I media.

La canzone “Abbracciame” di Andrea Sannino era diventata la colonna sonora ufficiale della solidarietà e della condivisione sociale, tranne poi con l’essere sostituita con quella di Domenico Modugno dal titolo : “Come prima, più di prima” anche se la parola “ti amerò”, andrebbe sostituita con quella vivro’! C’è speranza di cambiamento a tutto questo? Anche se essa è sempre l’ultima a morire, fino a quando l’uomo si rifiuterà di capire che nulla è eterno a questo mondo e che “panta rei” compreso lui, purtroppo nulla potrà mai cambiare.

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