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La Dda di Napoli ha notificato sette provvedimenti restrittivi – sei arresti in carcere e uno ai domiciliari -, in un’inchiesta condotta tra i quartieri di Ponticelli, San Giovanni a Teduccio, e la frazione di Caravita. Oggetto dell’impianto accusatorio mosso dalla Procura partenopea, lo scambio elettorale politico-mafioso: ovvero, preferenze alle elezioni amministrative in cambio di denaro.

Tra gli arrestati figurano Antonietta Ponticelli (all’epoca dei fatti rappresentante della lista “Europa Verde”), figlia del boss ergastolano Gianfranco Ponticelli. Nonchè la candidata a consigliera comunale, Giusy De Micco (anch’essa iscritta nella medesima lista elettorale). Il sospetto degli inquirenti è che quest’ultima si sarebbero accordata con la camorra, attraverso il padre e il fratello, Giovanni e Sabino De Micco, 75 e 25 anni (anche loro arrestati, il primo ai domiciliari), versando 1.800 euro in cambio di un pacchetto di circa una sessantina di voti, così stimati: 30 euro per la prima tornata elettorale e 20 per il ballottaggio. Arrestati anche la sorella di Giusy, Giuseppina De Micco, 50 anni, Salvatore Capasso, 45 anni, e Pasquale De Micco, 51 anni.

Secondo il teorema investigativo imbastito dai pm Henry John Woodcock e Stefano Capuano, nel comune di Cercola, tra la prima tornata elettorale del 14 e 15 maggio 2023, e il successivo ballottaggio del 25 e 26 maggio, i clan Fusco-Ponticelli e De Micco-De Martino, legati al cartello dei Mazzarella, si sono adoperati per favorire alcuni candidati. Comunque poi non eletti.

Tutto nasce dal comportamento della Ponticelli, la cui nomina a rappresentante di lista, come documentato dagli accertamenti investigativi, non poteva che essere falsa, poichè condannata per associazione a delinquere di tipo mafioso e interdetta dai pubblici uffici. In ogni caso, si era recata nell’ufficio elettorale comunale con decine di deleghe, alcune rivelatesi poi false. L’intenzione era quella di ritirare una trentina di tessere elettorali per conto di altrettanti cittadini che ne avevano dichiarato lo smarrimento. Dalle intercettazioni ambientali emerge pure la successiva richiesta di restituzione del denaro agli elettori, poichè il voto di scambio non determinò il risultato elettorale sperato. Cioè, l’elezione dei candidati supportati dal malaffare.

Le parole di Gratteri

Nei giorni scorsi, il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, aveva chiarito la sua posizione sul voto di scambio: “Le mafie votano e fanno votare, al miglior offerente. Non sono né di destra, né di sinistra, né di centro. E se le mafie offrono è perché c’è qualcuno che compra. Quindi c’è qualche politico che si presta a questi accordi. La mia certezza è che le mafie votano e fanno votare per il loro interesse…”.

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