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Esattamente sette giorni fa la Corte Suprema degli Stati Uniti ribaltava la storica sentenza Roe vs Wade con cui, nel 1973, fu legalizzato l’aborto nel Paese.

Prima di essa, l’aborto negli Usa era disciplinato dai singoli Stati sulla base delle proprie leggi: in 30 di essi era ritenuto illegale, mentre nei restanti poteva essere praticato. Era dunque legale, ma solo in caso di deformazione del feto, pericolo di vita per la madre e stupro. In 4 Stati era ammissibile solo previa richiesta della donna. Tutto cambiò quando la Corte Suprema riconobbe il diritto di interrompere la gravidanza alla texana Norma McCorvey (chiamata ‘Jane Roe’ per tutelarne la privacy). La donna era in attesa del terzo figlio avuto dal marito, con il quale convolò a nozze a soli 16 anni e dal quale aveva già avuto due figlie. In ragione della natura violenta e dei problemi di alcolismo dell’uomo, la McCorvey aveva intenzione di abortire. Al processo, l’avvocato Henry Menasco Wade rappresentò lo Stato del Texas.

La sentenza Roe vs Wade ha influenzato la politica nazionale statunitense, dividendo il Paese tra pro-Roe (per la libertà di abortire) e pro-Wade (contro la possibilità di aborto).

Dopo essere diventata il simbolo dell’aborto, la donna ha fatto coming out negli anni ’90 per poi convertirsi al cristianesimo in ragione della presenza costante e pacifica degli anti-abortisti cattolici. E da convinta anti-abortista si è spenta nel 2017 in una casa di riposo del Texas, senza esser mai stata accolta dai militanti “pro life”.

Chi sono i giudici che hanno eliminato il diritto all’aborto negli Usa

Il diritto all’aborto, non presente all’interno della Costituzione americana, dopo 50 anni è stato eliminato per volontà di 6 giudici supremi. Gli altri 3 hanno invece espresso voto contrario in merito alla decisione.

Tra i giudici che hanno ribaltato la storica sentenza, 5 hanno tuttavia un’oscuro passato che probabilmente molti non rammentano. I fatti riconducibili al loro passato sono stati diffusi su Instagram dall’account ‘Impact’.

  • Partiamo dal più conservatore della Corte, Clarence Thomas, nominato nel 1991 dal Presidente George H. W. Bush. Con 31 anni di servizio l’afroamericano è il più longevo tra gli attuali membri della Corte. Pochi sanno però che su di lui pendevano accuse di molestie sessuali dall’avvocato Anita Hill. Secondo quanto affermato dalla donna, Thomas avrebbe fatto commenti sul suo abbigliamento, su film pornografici e sulle dimensioni del suo pene. Oltre alla Hill, anche Angela Wright ha accusato l’uomo di molestie, supportata da numerosi testimoni. Nonostante questi ultimi, Thomas ha sempre negato. A ‘macchiare’ la reputazione del giudice supremo ci sono state anche le vicende riguardanti la moglie. Ginni Thomas fu coinvolta nell’assalto a Capitol Hill avvenuto il 6 gennaio dello scorso anno ed è a capo del gruppo conservatore del cd. ‘denaro oscuro’. Per finire, la donna definì i progressisti dei ‘transessuali fascisti’.

Gli altri giudici Supremi

  • Brett Kavanaugh fu invece nominato da Donald Trump nel 2018. Su di lui sono emerse accuse di molestie sessuali ai danni di Christine Blasey Ford, alla quale avrebbe tentato di togliere i vestiti. Alcuni testimoni hanno poi confermato di aver visto Kavanaugh denudarsi ad una festa e costretto Deborah Ramirez a toccargli il pene. Fu anche coinvolto nel caso di violenza sessuale di Julie Swetnick, che dichiarò di essere stata stuprata da un gruppo di uomini ad una festa. E’ infine stato accusato di aver instigato l’attacco a Capitol Hill.
  • Amy Coney Barrett fu proposta alla Corte da Donald Trump e, nel 2020, il Presidente le ha impartito il giuramento ufficiale. Di lei sappiamo che è membro della chiesa dei ‘People of Praise’, che rifiutarono di indagare sui casi di abusi sessuali su bambini perpetrati da alcuni membri. Nel 2017, si rifiutò di accogliere il caso EEOC vs Autozone, permettendo all’azienda di escludere i suoi dipendenti per motivi razziali.
  • Neil Gorsuch è membro della Corte dal 2017, quando Donald Trump lo nominò, grazie alle presunte manipolazioni delle votazioni ad opera dei Repubblicani, che non volevano considerare il giudice nominato da Barack Obama.
  • Infine c’è Samuel Alito, nominato da George W. Bush nel 2005, che ha tentano per decenni di ribaltare la sentenza Roe vs Wade. Nel corso del suo mandato, insistette che le perquisizioni su una donna e sulla figlia di 10 anni fossero costituzionali. Inoltre sostenne che era altrettanto costituzionale negare l’acceso a giornali e fotografie ai detenuti.