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Varsavia, Polonia – Si è conclusa stanotte la terza giornata di proteste contro la nuova legge sull’aborto. Le massicce manifestazioni hanno coinvolto numerose città polacche. Nello specifico spiegheremo cosa è accaduto e il perché di queste manifestazioni a dispetto del freddo e delle norme anti-Covid.

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Cosa è successo?

Mentre ai capi opposti del mondo gli sviluppi riguardanti l’aborto sono stati di carattere positivo (vedi Thailandia e Argentina), in Polonia non si può dire lo stesso. Già nel 1993 era stata approvata una delle leggi europee più ferree per quanto riguarda le interruzioni di gravidanza, consentite solo in tre casi: malformazione del feto, problemi di salute o pericolo di vita della madre e nel caso fosse frutto di uno stupro. Nel paese est-europeo circa il 98% degli aborti è sempre avvenuto per il primo motivo.

Attualmente, le proteste in atto sono dovute ad una proposta di legge volta a “liberalizzare minimamente” la pratica abortiva, respinta il 12 gennaio 2021. Proprio 3 giorni fa, alle votazioni in parlamento, c’è stata una mozione che ha approvato la quasi impossibilità di abortire appoggiata dalla maggioranza di destra del partito Diritto e Giustizia (PiS). Il leader del partito al potere è Jaroslaw Kaczynski, che ieri notte si è visto presentare un folto gruppo di manifestanti davanti la sua abitazione.

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Quando si può abortire in Polonia

La legge passata alla camera prevede infatti un sostanziale cambiamento, figlio anche di forti precetti religiosi nel paese che ha dato i natali a Papa Giovanni Paolo II. È stata vietata l’interruzione di gravidanza anche nel caso il feto fosse malformato. Una decisione che ha visto il dissenso di gran parte della popolazione polacca, scesa in piazza nonostante le bassissime temperature e i divieti imposti dalle norme anti-Covid. Migliaia i manifestanti guidati da vari gruppi attivi per i diritti umani ed LGBTQ+.

Il movimento femminista più attivo nella protesta è stato lo ‘Stajk Kobiet’ (letteralmente ‘Sciopero delle Donne’), in prima linea per i diritti delle donne e per una democrazia che veda il manifestarsi del buonsenso generale, anche in parlamento.

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Preoccupazione per la Commissione Europea e Amnesty

Le proteste, svoltesi tra bandiere e cori, hanno visto l’approvazione anche della Commissione Europea dei Diritti Umani, in particolare alla fine dello scorso ottobre Dunja Mijatovic aveva descritto la proposta di legge come “una sconfitta per i diritti delle donne”. Su Twitter, l’account ufficiale dell’organizzazione cita testualmente: “Siamo decisamente preoccupati per le crescenti restrizioni sull’aborto e il loro impatto sui diritti delle donne, soprattutto per quelle emarginate. Saremo ancora più solidali con le donne in Polonia per le loro richieste di uguaglianza e rispetto per la salute e i diritti sessuali e riproduttivi”.

Amnesty International Polska fa sentire, come sempre, la sua voce. Queste le dichiarazioni sempre tramite tweet: “Condividiamo l’indignazione di donne e ragazze per questa decisione del governo. Questo è un altro passo verso un sistematico attacco ai diritti delle donne, da parte della politica della Polonia”, confermando la vicinanza alla causa.

Dall’account Twitter ufficiale di Amnesty International Polonia

FONTE: Polish Press Agency (PAP)

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