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Un attacco ad una base americana potrebbe generare un pericolo di escalation in Medio Oriente.

L’attacco ha preso di mira una base di supporto logistico in Giordania al confine con la Siria. Il resoconto delle vittime è di tre militari americani uccisi e 34 feriti.

Questo è il primo attacco mortale subito dagli americani da quando sono in Medio Oriente. Già in precedenza ve ne erano stati ma non avevano provocati morti.

Il gruppo “Resistenza Islamica” in Iraq ha rivendicato l’attacco. Farebbe parte del cosiddetto “Asse della Resistenza Islamica”. All’asse appartengono gruppi miliziani sostenuti dall’Iran che dallo scoppio della guerra tra Israele ed Hamas hanno intensificato le loro attività. L’azione condotta rientra negli sforzi della campagna in corso, portata avanti dall’Iran, per il ritiro delle forze statunitensi dal Medio Oriente: Iraq e Siria

Dal 7 ottobre scorso sono stati oltre 170 gli attacchi. Le milizie dell’asse li hanno sempre rivendicati come risposte alla guerra in atto tra Israele ed Hamas. Analisti concordano che gli attacchi fanno parte di una ampia strategia politica iraniana in Medio Oriente. Gli USA rappresentano un intralcio concreto ed un nemico da combattere.

In questa strategia rientrano anche gli attacchi alle navi mercantili nel Mar Rosso ad opera degli Houti yemeniti.

L’Iran nega un suo coinvolgimento nell’attentato. Sostiene che i gruppi della resistenza in Medio Oriente non prendono ordini dall’Iran, agiscono in proprio ed in risposta al genocidio messo in atto da Israele.  

Gli USA sono convinti del contrario e sostengono che i responsabili siano proprio i gruppi radicali sostenuti da Teheran. Washington sta valutando l’accaduto e il Presidente Biden ha detto che sono pronti a chiederne conto a “tutti i responsabili nel momento e nel modo da noi scelto”.

Il Medio Oriente diventa sempre più incandescente.

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