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Mosca, RussiaAlexey Navalny ancora in prigione, di nuovo la Corte Europea dei Diritti Umani fa pressioni alla giurisdizione russa per avviare il “rilascio con effetto immediato” dell’ormai noto nemico di Vladimir Putin. Navalny, leader dell’opposizione – Partito Russia del Futuro – è in carcere da giusto un mese. Al suo ritorno da Berlino, dove aveva ricevuto le cure successivamente un tentato avvelenamento su un aereo da Tomsk a Mosca, il dissidente di Butyn’ fu prontamente arrestato. Motivo dell’operazione una presunta violazione sulla libertà condizionale di una condanna a 3 anni e mezzo sospesa nel 2014.

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La richiesta della Corte: “Alexey Navalny libero adesso”

La Corte Europea si appella alla legge 39 sulle misure provvisorie avvertendo il Cremlino che il mancato rispetto della richiesta potrebbe segnare una importante violazione della convenzione europea dei diritti umani. Dopo la richiesta di aiuto di Navalny lo scorso 20 gennaio, la CEDU ha approvato ‘l’intromissione’ avendo come tramite Olga Mikhailova, avvocato del 44enne blogger e attivista.

“La CEDU ha emesso una pronta sentenza sulla base della mia domanda esposta il 20 gennaio riguardo l’arresto illegale di Alexey Navalny. La rispettabile Corte di Strasburgo ha stabilito che deve essere rilasciato in base al regolamento 39 della CEDU. Secondo le norme attuali, conformi agli accordi internazionali, il mio cliente deve essere rilasciato con effetto immediato”, conclude l’avvocato.

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Il Cremlino: “Inopportuna e flagrante”

Dalla parte opposta Mosca accusa la Corte di “grossolana e inopportuna interferenza” dimostrando disobbedienza verso gli accordi sui diritti umani. Non è la prima volta che arrivano avvertimenti dall’esterno per richiedere il rilascio di Alexey Navalny, ci provò il G7, ma a quanto pare con nulli risultati. La risposta dei magistrati russi: “L’adozione di una decisione basata sull’articolo 39 del Regolamento della Corte Europea dei Diritti Umani in questo caso sarà valutato come infondante e flagrante; nel funzionamento di un dato stato sovrano esso varca una certa linea rossa”, asserendo così di voler risolvere gli affari ‘in famiglia’.

Intanto le proteste per la scarcerazione di Navalny non si placano, e a distanza di giorni, ormai, sono ancora molte le persone che si sacrificano per la causa del loro leader.

FONTE: ITAR-TASS, Al Jazeera

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