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La città di Sydney nelle scorse settimane è stata protagonista di episodi di violenza. Il 13 aprile sono state uccise sette persone all’interno di un centro commerciale della città australiana. Mentre il 15 aprile è stata presa di mira la The Good Shepherd Church di Sydney, dove un uomo armato di coltello ha aggredito il vescovo  Mar Mari Emmanuel e tre fedeli. Il video ha fatto il giro del mondo ed è reperibile facilmente sul noto social network X. Il tribunale di Sydney ha ordinato a Elon Musk, proprietario colosso dei social, di rimuoverlo dalla rete. Il commissario per la eSafety dell’Australia ha chiesto un’ingiunzione per l’imprenditore sudafricano.

Elon Musk ha accusato il Premier australiano Anthony Albanese di censura e ha annunciato che X farà appello contro l’ingiunzione australiana. Il primo ministro dell’Australia ha replicato duramente al patron di Tesla, di seguito le sue dichiarazioni rilasciate all’ABC e riportate dall’Ansa:  “La nostra preoccupazione è che se qualsiasi Paese è autorizzato a censurare i contenuti di tutti i paesi, allora cosa impedirà a qualsiasi paese di controllare Internet? Abbiamo già censurato il contenuto in questione per l’Australia, in attesa di ricorso legale, ed è archiviato solo su server negli Stati Uniti. L’idea che qualcuno vada in tribunale per il diritto di pubblicare contenuti violenti su una piattaforma mostra quanto il signor Musk sia fuori dal mondo. L’idea che qualcuno vada in tribunale per il diritto di pubblicare contenuti violenti su una piattaforma mostra quanto il signor Musk sia fuori dal mondo”.