Una parte delle FARC nota come “dissidenza”, che non aveva partecipato agli accordi di pace dell’Avana nel 2007 annuncia ufficialmente il ritorno alle armi.

Alcuni guerriglieri delle Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane, capitanati dagli ex comandanti Iván Márquez e Jesús Santrich, hanno annunciato a fine agosto 2019 la ripresa delle armi.

Tali fronti fino ad ora noti come dissidenza delle Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane hanno ufficialmente svelato il segreto che oramai non era un segreto per nessuno: le FARC vogliono ritornare alla lotta armata.


L’accordo de l’Avana

All’origine del “ritorno alla giungla” c’è il mancato rispetto degli accordi dell’Avana tra guerriglia e governo Santos stipulato nel 2016. Márquez denuncia la ripresa degli omicidi selettivi e l’incapacità dello Stato di garantire l’attività pubblica e pacifica degli ex guerriglieri e degli attivisti in generale.

Dalla firma dell’accordo dell’Avana con Santos, ex presidente della Colombia, nel luglio 2016, sono stati assassinati 138 ex combattenti delle Farc e 36 famigliari; quella delle Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane è la guerriglia più antica del mondo.

Nello stesso periodo sono stati uccisi 629 difensori di Diritti Umani, 229 dall’inizio della presidenza di Ivan Duque, il presidente della Colombia che ha preso il posto di Santos.

Santos è anche stato insignito del premio Nobel per la pace per il suo impegno nel raggiunto accordo di pace con le FARC. Ma l’accordo è rimasto sulla carta e sia i guerriglieri delle FARC sia i semplici difensori di Diritti Umani sono stati oggetto della furia del sicariato paramilitare.

Il Segretariato delle FARC, rifugiatosi a Cuba, dove si trova tutt’ora, aveva consegnato al governo Santos ben 14mila armi.

Il patrimonio

Nelle mani delle FARC rimaneva quindi “solo” il patrimonio di 82 milioni di dollari. Nella maggior parte dei casi le di azioni di sicariato sono state portate avanti da sicari al soldo dei gruppi paramilitari che si oppongono al cambiamento della struttura sociale colombiana, caratterizzata da enormi divari nella concentrazione della ricchezza.

Solo una parte del grande patrimonio finanziario delle FARC è stata trovata e sequestrata dalla polizia colombiana.

Le FARC dopo gli accordi dell’Avana avevano anche cambiato il proprio nome in Forze Alternative Rivoluzionarie

Dopo la firma degli accordi dell’Avana tra FARC e governo Santos i paramiliatri delle AUC (Autodefensas Unidas de Colombia) avevano condotto una controffensiva e occupato immediatamente le zone storicamente occupate dalle defunte FARC.

Ovvero i paramilitari prima di tutto si erano auto incaricati di prendere militarmente le vie di comunicazione del narcotraffico che prima erano delle FARC. Ma attenzione: le FARC solo si occupavano di imporre ai narco trafficcanti l’imposta di guerra.

Quella che i media di comunicazione colombiani definiscono non a caso una estorsione. Secondo le FARC non si tratta di una estorsione ma semplicemente una tassa di guerra applicata a tutti i tipi di ricchezza percepita dalle classi alte. Estorsione? Tassa di guerra?

Quello che è sicuro è che per il popolo colombiano sono un gruppo terrorista e una minoranza tenace e fastidiosa. A cui in un modo o nell’altro il popolo colombiano si è abituato.

Eduardo Galeano ha così sintetizzato la situazione: “nè gli dei né i diavoli hanno condannato Colombia a una catena di violenza perpetua”

Le FARC hanno ambiato il loro nome in Fuerzas Altrnativas Recolucionaria del Comun e hanno poi fondato un partito politico che però ha riscosso un fracasso elettorale

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