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Gli Stati Uniti hanno risposto all’attacco con drone subito in Giordania e che aveva ucciso tre soldati americani. L’attacco era stato rivendicato su telegram da un gruppo chiamato “Resistenza islamica in Iraq”.  L’operazione è stata coordinata dallo United States Central Command con base in Florida. Tra gli aerei che hanno partecipato alla missione di attacco anche bombardieri a lungo raggio B-1 volati direttamente dagli Stati Uniti.

L’ aviazione americana ha colpito 85 obiettivi i Iraq e Siria. È stato un attacco di precisione che ha preso di mira strutture intelligence, postazioni missili e razzi, siti di stoccaggio, depositi munizioni e quant’altro funzionale alla catena di comando e logistica delle Forze Quds dell’IRGC (Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica) iraniane e delle milizie affiliate al regime di Teheran.

Questo è solo l’inizio delle azioni in risposta all’attacco subito, hanno fatto sapere dal Pentagono. Ne seguiranno altre nella misura e nei modi più opportuni. Gli USA non abbasseranno la guardia e non permetteranno che venga minacciata la sicurezza delle proprie forze.

Le strutture ed il personale USA sono state prese di mira dall’inizio della guerra tra Israele ed Hamas. Le milizie sostenute dall’Iran dicono che gli attacchi continueranno finché Israele non cesserà il fuoco e lascerà Gaza.

La risposta USA potrebbe essere la prima di una serie di altri attacchi che seguiranno nei prossimi giorni, sempre mirati. Il pericolo di innalzamento del conflitto nel Medio Oriente è temuto. Ma ne USA ne Iran hanno interesse a far si che ciò accada.    

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