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In Iran c’è stata una flessione delle potreste nella settimana appena trascorsa. La tendenza continua da metà di dicembre. Probabilmente si è in una fase di pausa “operativa” dove le organizzazioni di protesta riordinano le idee e, metaforicamente parlando, affinano le armi per future manifestazioni. Diminuzione non vuol dire assenza di proteste ma solo che queste, per il momento, non hanno più lo “slancio” e l’intensità avute fino a dicembre. Il sentimento anti regime rimane, ha attecchito, e funge da collante per una popolazione in cerca di un futuro migliore.

Proteste si sono registrate per la scarsità, e talvolta mancanza, nella fornitura del gas. Così è stato nella provincia del Khorasan Razavi, nel Nord Est, dove la gente è scesa in piazza nella città di Torbat Jam. In diverse città del nord e dell’est dell’Iran il taglio nella fornitura del gas si è trasformato in vera e propria crisi e potrebbe protrarsi per parecchi giorni. Sulla questione è intervenuto anche l’eminente religioso sunnita Abdol Hamid che ha accusato il regime di essere la causa di questi problemi energetici perché seleziona dirigenti incapaci.

Nelle provincie storiche dove il sentimento anti regime è fondato anche su radici demografiche, come nel caso del Sistan e Beluchistan nel Sud Est, si è avuto un aumento della presenza delle forze di sicurezza nei giorni che precedono la preghiera del venerdì. Anche nella città di Galikesh, nel Golestsan, si è avuto un rafforzamento delle misure di sicurezza. In città la folla si è radunata davanti alla casa del religioso Maulvi Gargij, nonostante il governo abbia impedito loro di tenere preghiere.

In Iran l’appoggio esterno è importante per chi protesta e il forum di Davos in Svizzera è stato il luogo ideale per portare le richiese delle donne e dei manifestanti iraniani. All’occidente è stato chiesto più impegno contro il regime.

C’è anche la ricerca di guide carismatiche. Il Mashhad Neighbourhood Youth, affiliato all’Iranian Neighbourhood United Front, ha indicato Ciro Reza Pahlavi come “leader della coalizione della nuova rivoluzione della nazione iraniana”. Questi, figlio dell’ultimo Scià di Persia, Mohammad Reza Pahlavi, non ha mai spinto per un intervento esterno in Iran ed in passato ha invitato le autorità di Teheran ad indire libere elezioni con osservatori internazionali.

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