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La tregua non è stata estesa. I mediatori non ce l’hanno fatta a farla prolungare ancora. Dopo sette giorni di pausa riprendono i combattimenti. Israele accusa Hamas di aver violato la tregua e di non aver rilasciato tutte le donne trattenute e di aver lanciato razzi su Israele.

Le forze dell’IDF hanno ripreso le operazioni dentro Gaza alla scadenza della tregua, 07.00 ora locale (06.00 in Italia). Raid aerei Israeliani su Gaza e le sirene risuonano anche nei territori del sud di Israele.

Ostaggi liberati

Prima dell’accordo per la pausa, scattata la mattina di venerdì 24 novembre, Hamas aveva rilasciato 4 ostaggi ed 1 era stato liberato direttamente dalle forze IDF durante le operazioni.

I sette giorni di tregua hanno visto il rilascio di 83 ostaggi di Hamas, 246 prigionieri di Israele. 23 tailandesi e 1 filippino sono stati rilasciati al di fuori degli accordi di tregua, frutto di trattative separate con i loro governi. Hamas ha anche liberato 3 russo-israeliani sempre fuori dall’accordo (2 donne ed un uomo) come segno di gratitudine verso Putin per l’appoggio che aveva espresso verso la causa di Hamas. Sono stati anche restituiti i corpi di tre israeliani morti.

L’attentato a Gerusalemme è stato un segnale

Che la tregua fosse quasi al capolinea, almeno con le condizioni pattuite, lo si era capito ieri mattina, 30 novembre. Un commando miliziano ha ucciso 3 civili israeliani e ne ha feriti 8 a Gerusalemme. Gli attentatori sono stati tutti uccisi da soldati e da civili armati accorsi immediatamente sul luogo. L’azione è stata rivendicata da Hamas. Il ministro della sicurezza di Israele, uno dei falchi del governo, giunto sul luogo dell’attentato ha subito detto che era necessario riprendere la guerra contro Hamas.

Ma l’approssimarsi del rilascio di ostaggi uomini, tra cui militari di Israele, aveva fatto prevedere che l’organizzazione palestinese non avrebbe continuato con i medesimi accordi per la loro liberazione. Già l’aveva fatto intendere qualche giorno fa.

Obiettivi immutati per Israele

Netanyahu ribadisce che con la ripresa delle operazioni gli obiettivi sono gli stessi: liberazione degli ostaggi, eliminazione di Hamas, far si che Gaza non sia più una minaccia per Israele ed i sui abitanti.

Le mediazioni per riprendere il cessate il fuoco continuano con l’impegno del Qatar e dell’Egitto, in primis. Hamas alzerà la posta ed Israele dovrà decidere se accettare le condizioni che porrà, almeno fino a che punto, o continuare con le operazioni militari e rischiare la liberazione degli altri ostaggi. Israele sa anche che la guerra non potrà portarsi per lungo tempo in un territorio, la restante parte della Striscia secondo le dichiarazioni del ministro Gallant, dove ci sono circa 2 milioni di civili.

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