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Klay Thompson manca eccome al parquet Nba. Il tiratore dei Warriors si è infortunato nelle finals 2019 contro i Toronto Raptors e da lì non è più tornato. Il giocatore dopo aver subito la rottura del crociato, è andato poi in contro al destino crudele della rottura del tendine d’Achille. Il suo rientro è previsto per la fine di questa stagione, probabilmente inizio della prossima. Klay è uno dei cardini dei Golden State Warriors che non rinunceranno mai al suo talento anche dopo questi infortuni. Un tiratore spietato, capace di segnare ogni tiro che gli capita tra le mani, senza quasi mai palleggiare, come i veri tiratori. Klay detiene anche il record delle triple segnate in una sola partita, rubato proprio al suo fratello, Stephen Curry. In una recente intervista, Klay Thompson ha espresso la sua riguardo il suo rientro e il 2020, a detta sua l’anno peggiore della sua vita.

Le parole di Klay Thompson

Ecco le parole della guardia dei Golden State Warriors:

Sono onesto ragazzi, non mi aspetto di tornare in campo come un fulmine, senza controllo, giocando 38 minuti a sera, in difesa contro i migliori giocatori avversari e inseguendo su centinaia di blocchi. Arriverò a quel punto, ve lo garantisco. […] Per cominciare la stagione si potrebbe partire da una restrizione a 18-20 minuti. Vedremo a che punto sarò, di solito il recupero da un infortunio al tendine d’Achille richiede 12 mesi, il che significa che arriveremo a metà novembre. Cerco di pensare al quotidiano, giorno dopo giorno, ma punto a tornare il giocatore All-NBA che ero. Non mi accontenterò di nulla di meno, sono troppo competitivo per accettare un ruolo da comprimario, non sono fatto così. Troppo fiero per scendere in campo e darvi solo 13 punti in 20 minuti. Non vedo l’ora, ho molta energia repressa da sfogare e voglio solo giocare a pallacanestro. Quando succederà sarà una gioia non solo per me, ma per tutti […]”.

Klay poi continua sulle emozioni provate in questo 2020:

Mi sono sentito solo, come tutti. Si dava per scontata la routine quotidiana prima della pandemia […]. Il 2020 è stato un anno da resa dei conti, non solo per la pandemia. Lo è stato per la giustizia sociale, abbiamo perso tante persone innocenti per violenze inaudite. Ci hanno lasciato Kobe e Gigi, ai quali penso ogni giorno e poi, in autunno, mi sono infortunato. Probabilmente il peggior anno della mia vita, ho perso mia nonna Mary. È bello, dopo tutte queste circostanze negative, tornare qui, percepisco l’affetto  quando entro nella nostra facility. Guardo con fiducia al futuro, questo è sicuro. Non vedo l’ora.”