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Un viaggio nella delicata situazione dei diritti umani in Russia con il caso Alexey Navalny ed il momento politico della nazione: ne abbiamo parlato in una intervista con il professore Fabio Bettanin, docente di Storia della Russia contemporanea e Storia della Politica Internazionale presso l’Università di Napoli ‘L’Orientale’

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Conversazione con il professore Fabio Bettanin

In questi giorni il polverone si innalza in merito allo stato di salute di Alexey Navalny, definito come il primo oppositore di Vladimir Putin. Il 44enne di Butyn si trova – a detta dei media e dei suoi avvocati – in pericolo di vita. È stata negata de facto la visita dei medici e degli stessi avvocati del leader di Russia del Futuro per constatare la gravità della situazione.

Ne parliamo con il professore Bettanin, che definisce la questione “più che una violazione dei diritti umani, una violazione dello stato di diritto. Nel caso di Navalny è stata applicata la legge, lui sapeva che quando sarebbe tornato in Russia la seconda volta che sarebbe stato arrestato”. Senza troppi giri di parole poi, riferendosi al reato “forse un po’ dubbio” per cui è stato incarcerato, il membro del Senato accademico dell’UNIOR afferma che “Alexey Navalny ha una parabola politica un po’ dubbia”.

“È stato espulso dai liberali nel 2007 perché aveva definito gli immigrati ‘zanzare e scarafaggi’ – continua Bettanin – si è dedicato solo dopo il 2014 al tema della corruzione poiché, con le difficoltà economiche del Paese, era diventato centrale anche nell’opinione pubblica”.

“Lo definirei, per idea politica, un populista. Parliamo comunque di un Paese dove le disuguaglianze di reddito sono tali da giustificare un ritorno al testo originale della dichiarazione dei diritti umani. Questo comprende la dignità, la parità dei diritti e l’integrazione, dove forse nella Russia di oggi non sono molto rispettati”.

I seggi elettorali

Poi un appunto sulla questione dei seggi elettorali, dove in Russia “sono stati aperti per una settimana, altra violazione dello stato di diritto. In periodo di pandemia da coronavirus non è stata una scelta saggia, anzi”, continua il professore Bettanin, tra le altre responsabile scientifico per la parte italiana nell’accordo tra L’Orientale di Napoli e le università russe MGIMO, RGGU e l’Istituto di storia mondiale dell’Accademia delle Scienze di Russia.

“In Russia – afferma l’esperto – ce ne sono tanti di casi di violazione dello stato di diritto, non solo Navalny”, continuando poi sulla scia delle varie ‘punizioni’ per le ideologie politiche avverse ai capi di governo di Russia e Bielorussia questa la dichiarazione: “Si pone un quesito molto grande, importante. Il G7 è intervenuto, ma possiamo dire che in questo caso non conta nulla, dovrebbe mettere voce l’Unione Europea. Ma la Bielorussia non è nell’UE, e dovrebbero inoltre trovare soluzioni anche per l’Ucraina, con l’oscuramento delle 5 tv russe, nemmeno questo è un atto democratico”.

“Sono paesi dove non si vede un percorso di alternativa, come non si vede un’alternativa a Putin. Nel caso di Lukashenko parliamo di un leader di governo che ha fatto arrestare 3 avversari di cui uno seriamente in corsa”.

Questione di maggioranze

“Su Navalny e il suo partito pende l’accusa di estremismo, questi sono colpi molto raffinati, perché chi è accusato di estremismo non va in carcere od almeno ci va per un massimo di 48 ore. Ma questa accusa vuol solo dire una cosa: non possono più essere finanziati. Non si fa più l’attività e se la si fa è in una nicchia ristretta. In un paese dove il 70% dichiara di informarsi tramite la televisione, la tv di opposizione è a pagamento”, mostrando il delicato momento che vivono gli oppositori di Putin.

“Quando vedo i sondaggi di opinione, che vanno presi con tutte le cautele possibili, e noto che solo il 2% voterebbe per Navalny, qualche dubbio me lo farei. Con il suo arresto è stata applicata la legge, nulla di scandaloso. Per gli ‘amici’ invece, la legge viene sempre interpretata a loro favore”, argomentando la questione da un punto di vista ‘popolare’.

Proprio sul caso, il professore spiega: “Navalny era in giro in Siberia quando è stato avvelenato, dove ha eletto due consiglieri comunali. Adesso non avrebbe nemmeno questo potere. Magari si, il 40% dei giovani russi è stufo della corruzione e forse anche un 20% degli over voterebbe per lui. Ma ce l’hanno anche con l’Europa che non concede Shengen. I giovani soprattutto sono svantaggiati li, rispetto ad un omologo europeo”.

“Ci sono trasmissioni che lo definiscono come il principale oppositore di Putin, è una balla… Perché uno che magari non avrà il 2% ma forse un po’ di più e non riesce nemmeno a eleggere i consiglieri comunali, non può essere definito in questo modo. Mi pare invece che sia usato, e lui si lascia usare…”.

Per l’intervista integrale, è disponibile il video.

Buona visione.

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