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Il Primo Ministro israeliano Netanyahu non fa mistero della sua visione per il post guerra a Gaza: nel futuro della Striscia non c’è posto né per Hamas né per Fatah. Per Netanyahu non c’è nessuno Stato palestinese all’orizzonte e, quindi, tantomeno la soluzione due Popoli due Stati. Il Primo Ministro insiste su una “vittoria totale” e “assoluta” di Israele. Dopo la guerra a Gaza non vi potrà essere posto per nessuna entità che finanzi o educhi al terrorismo o che alimenti il terrore di Israele, né ci potrà essere sicurezza che non sia nelle mani di Israele ad ovest del fiume Giordano.

Netanyahu ha una visione diversa da quella degli Stati Uniti su Gaza. Washington vorrebbe si iniziasse a pensare e lavorare per uno Stato Palestinese con l’Autorità (palestinese) al centro del progetto.

Un futuro Stato della Palestina è visto anche come presupposto per il rilancio del processo di normalizzazione dei rapporti tra Israele e Arabia Saudita. L’attacco di Hamas del 7 ottobre ’23 e la risposta di Israele hanno interrotto questo percorso di avvicinamento. Hamas non ha mai nascosto che una delle ragioni del suo attacco era proprio quello di evitare l’avvicinamento tra Tel Aviv e Riad. Ed in questo ha trovato e trova delle sponde nell’Iran e nell’asse della resistenza islamica. 

Sono in molti a dire che la Stabilità dell’area Medo Orientale passa attraverso un dialogo concreto sulla “soluzione a due Paesi”. Americani, europei, sauditi e non solo ne sono convinti. Proprio in questa direzione si starebbe orientando un piano per porre fine alla guerra a cui starebbero lavorando USA, Egitto e Qatar. Sarebbe molto articolato e coinvolgerebbe più attori oltre che Israele ed Hamas.

Anche Israele, secondo l’Istituto per lo Studio della Guerra, avrebbe proposto una pausa di due mesi per riportare, in più fasi, a casa gli ostaggi; in questo con tratti di similitudine con quello di Washington, Il Cairo e Riad. La proposta non prevedeva il ritiro delle forze israeliane da Gaza. Il rifiuto di Hamas sarebbe dipeso da ciò.

Se da una parte c’è il dramma degli ostaggi trattenuti da Hamas dall’altra c’è quella dei civili palestinesi a sud. A Rafah sono ammassati oltre 1,5 milioni di palestinesi di cui moltissimi sfollati provenienti dal nord e dal centro della Striscia. Vivono in condizioni estreme, definite inumane per condizioni igieniche, per scarsità di cibo e per carenze sanitarie.

La guerra intanto prosegue e se qualcosa non cambia andrà avanti per mesi.

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