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In Ucraina è stato superato l’anno di guerra. In prossimità e a cavallo dell’anniversario si sono succeduti discorsi e dichiarazioni.

Il Presidente Putin non ha perso occasione per rinforzare la retorica sui motivi della sua “Operazione Militare Speciale”. Oltre a farlo dinanzi all’Assemblea Generale della Federazione russa l’ha fatto anche intervenendo alla “giornata per i difensori della patria” a Mosca. Nei 4 minuiti di discorso ha ribadito che i soldati russi stavano combattendo per la difesa dei “confini storici” (russi) per il popolo (russo).

Gli ha fatto eco il Vice Presidente del consiglio di Sicurezza russo Medvedev che è intervento con un post su telegram proprio il giorno dell’anniversario dell’invasione. Ha detto che la guerra sarà vinta e che è fondamentale che la Russia raggiunga gli obiettivi dell’operazione militare speciale di “respingere i confini che minacciano il nostro paese (la Russia) il più possibile, anche se sono i confini della Polonia”.

In ambedue le dichiarazioni emergerebbe chiaramente quale è l’idea di confine di Putin e Medvedev. Una linea di frontiera che si modella su una visione di Stato imperialista e colonialista. I due hanno anche più volte inquadrato la guerra in Ucraina come “necessaria” ed “esistenziale” per la sopravvivenza della Federazione Russa.

l’istituto per lo studio della guerra fa una considerazione sul concetto di “frontiere storiche” espresso da Putin e Medvedev. Queste (le frontiere storiche) potrebbe essere la scusa per sferrare un’aggressione verso paesi confinanti e non con la Russia. Paesi che prima erano territori o dell’Unione Sovietica o dell’Impero Russo o di entrambi. Tutto ciò ovviamente non trova alcun fondamento di diritto internazionale.

In questo ragionamento entrerebbero allora l’Ucraina, la Moldavia o anche altri paesi dell’Asia centrale come Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan. Restando ad ovest della Russia, escludendo l’Ucraina (dove c’è l’invasione) e i paesi baltici che sono ormai paesi europei e NATO, troviamo Moldavia e Bielorussia.

La Moldavia preoccupa. Ed è visto con inquietudine la revoca dell’editto del 2012 da parte di Putin. Con esso la Russia si impegnava a rispettare la sovranità, l’integrità territoriale e lo status neutrale della Repubblica di Moldavia nel campo delle politiche sul futuro della Transnistria. Quest’ultima, separatista e filo russa, è sostenuta da Mosca e confina con l’Ucraina. Li la Russia ha stanziato circa 1500 militari a guardia, e non solo, di un grosso deposito di munizioni (ex Unione Sovietica) situato a Cobasna. Proprio per questo territorio è iniziata una campagna di informazione russa che la vedrebbe minacciata da preparativi di invasione ucraina e pertanto un pericolo per le truppe russe li dislocate.

In Moldavia la situazione e abbastanza calda. Filorussi si sono radunati in piazza per chiedere le dimissioni della Presidente della Repubblica che guarda all’Europa più che ad Est. Il governo, che in un primo momento aveva gettato acqua sul fuoco, sa che la neutralità della Moldavia non basta a proteggerla. Ha bisogno del sostegno dell’Occidente e dell’Europa.

Poi c’è la Bielorussia di Lukashenko, “amico” di Putin, che ha pienamente approvato il piano in 12 punti presentato da Pechino. Lo ha detto durante la sua visita in Cina.

Sulla Bielorussia sembra ci sia un piano di Mosca per averne il pieno controllo entro il prossimo decennio. I dettagli sarebbero contenuti in un documento di strategia interna trapelato dall’ufficio esecutivo di Putin e ottenuto da un consorzio internazionale di giornalisti tra cui Yahoo News. Il piano del Cremlino verrebbe attuato attraverso lo “Stato dell’Unione”, con una fusione tra i due Stati. Nel caso della Bielorussia l’incorporamento avverrebbe per via politica (coercitiva) e non con la guerra.

Mentre i leader occidentali bocciano senza appello la “La posizione della Cina sulla soluzione politica della crisi ucraina”, il Wall Street Journal fa menzione di accordo NATO-Ucraina. Inglesi, francesi e tedeschi starebbero preparando un patto con gli ucraini. Cosa ben diversa dall’essere membro di diritto dell’Alleanza.

Non sono chiari quali sarebbero i termini dell’accordo. Pare dovrebbe prevedere la fornitura di armamenti e munizioni all’avanguardia. Questi consentirebbero agli ucraini di portare avanti una controffensiva efficace tale da spingere i russi a sedersi al tavolo dei negoziati.

L’iniziativa, secondo alcuni, discenderebbe dalla convinzione dell’impossibilità di sostenere una guerra di lunga durata che vedrebbe un elevato numero di vittime ucraine. Vi sarebbero poi riserve sulla capacità delle truppe di Kiev di riprendere territori ormai sotto occupazione russa da tempo, come la Crimea.

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