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Putin vince le elezioni, parla di unità nazionale e celebra i 10 anni dell’annessione della Crimea. La vittoria elettorale lo ha reso ancora più spavaldo e dice di voler procedere nel raggiungimento degli obiettivi in Ucraina.

La situazione al fronte non è facile per gli ucraini, resistono come possono. Le truppe russe dopo la presa di Avdiivka stanno guadagnando terreno, non solo su quel saliente. Non è una marcia sull’olio ma comunque procedono. Gli Ucraini sono a corto di munizioni ma anche di uomini che possano fronteggiare gli avversari. La Russia ha chi gli fornisce munizioni e attrezzature; la Corea del Nord gli ha inviato 7000 container pieni, dallo scorso hanno, per sostenerla nella guerra in Ucraina.

Zelensky sollecita i pertner occidentali a far arrivare quanto necessario per contrastare le truppe russe. Il presidente ucraino si auspica che il congresso americano sblocchi al più presto i fondi ancora fermi. Sono circa 60 miliardi di dollari che aspettano di essere svincolati, le opposte vedute tra repubblicani e democratici non facilitano la cosa.

Zelensky ed il suo primo ministro fanno cenno al fatto che la guerra sta andando verso un punto di non ritorno. Non solo per l’Ucraina ma potrebbe esserlo anche per l’Europa. Perché se la guerra dovesse finire in malo modo nessuno si può ritenere indenne da quello che accadrà dopo. Di questo sembrano esserne convinti e consapevoli soprattutto i paesi baltici.

Ora Putin si sente ancora più forte dopo la riconferma a presidente della Russia. Conta sulla erosione dell’unità dei paesi occidentali; dell’Europa in particolare verso cui Kiev tende ad associarsi politicamente in un prossimo futuro.

Nelle sue ultime dichiarazioni Putin lascia intendere, secondo Kiev, le sue intenzioni di innalzare il conflitto. I propositi di creare una zona cuscinetto, nei territori ucraini di confine con le regioni della Federazione Russa, ne sarebbe la chiara volontà. Per i russi sarebbe l’unico modo per proteggersi dagli attacchi ucraini sul suo suolo russo. Per gli ucraini significherebbe la perdita di altro territorio a vantaggio dell’invasore. E il poi è già preconizzato.

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