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Nella Striscia di Gaza gli abitanti soffrono per la mancanza di cibo, acqua, medicine e quanto serve per andare avanti. C’è carestia. I convogli di aiuti umanitari che entrano a Gaza non sono sufficienti a lenire le sofferenze dei civili residenti e sfollati. Il numero dei camion che entrano a Gaza è drasticamente diminuito dopo il 7 ottobre. Devono superare i controlli ai punti di accesso che sono uno a nord ed uno a sud della Striscia.  

Per incrementare gli aiuti si è provveduto anche con lanci aerei. La Giordania, gli USA, l’Arabia Saudita, hanno paracadutato generi di prima necessità. Ma questo tipo di attività è complessa e rischiosa in mancanza di coordinazione a terra. Ci sono stati incidenti, alcuni lanci si sono abbattuti sul alcune persone uccidendole. La necessità di accaparrarsi qualcosa da portare alla famiglia annebbia i ragionamenti e non fa vedere il pericolo che ti viene incontro.

I lanci hanno bisogno di una zona di atterraggio, di qualcuno che da terra ti indichi dove lanciare, dove dirigersi e così via. Questo non è possibile farlo nella Striscia. Poi c’è il pericolo e la sfortuna che qualche carico possa cadere in mare e vada disperso e c’è anche il pericolo del recupero. Il lancio aereo di aiuti è costoso, casuale e potrebbe giungere anche a chi non deve arrivare. La soluzione ottimale continua ad essere il trasposto via terra ma al momento questo è impedito.

Gli USA hanno pensato ad un trasporto via mare verso Gaza attraverso corridoi marittimi. Qualche organizzazione umanitaria lo sta organizzando. L’attività del singolo non solo è insufficiente ma è anche rischiosa. L’idea degli americani e di mettere in pedi una struttura organizzata con partenza da un porto in Europa ed approdo sulla Striscia. Mentre il porto di partenza potrebbe essere Cipro quello di approdo è da costruire perché Gaza non no ne ha uno in grado di consentire attracchi di navi anche piccole. L’unico che c’è è per le barche dei pescatori che adesso sono tutte ferme.

L’idea degli americani è costruire un approdo galleggiante, al largo della Striscia di Gaza, in grado di consentire alle navi di attraccare e consegnare cibo e altri aiuti. La costruzione di questo molo non avverrà con immediatezza. Ci vogliono i progetti e la messa in opera, il tutto potrebbe chiedere 60 giorni.

Per ora come detto qualcuno ci prova e la nave di Open Arms (in foto) è salpata per Gaza da Cipro.

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