• Tempo di Lettura:2Minuti

Il cdm ha dato, all’unanimità, il via libera al disegno di legge delega sulla riforma fiscale.
“Palla” che ora passa al Parlamento per l’approvazione finale.
Il testo è suddiviso in 5 parti e 20 articoli e mira a rivoluzionare il sistema tributario in vigore dagli anni ’70.
Le nuove regole, saranno operative entro i 24 mesi dall’approvazione della legge delega.
Il governo punta ad abbassare la pressione fiscale e ad agevolare investimenti e assunzioni.

La legge delega prevede, infatti, una nuova irpef ridotta a tre aliquote (attualmente sono quattro) iva azzerata per i beni di prima necessità e sanzioni penali attenuate per i contribuenti che si sono trovati impossibilitati a pagare e per le imprese che collaborano.

Esulta il premier, Giorgia Meloni, che dai suoi profili social parla di “una vera e propria svolta per l’Italia. È una riforma epocale, strutturale e organica. E’ una rivoluzione attesa da 50 anni con importanti novità a favore di cittadini, famiglie e imprese. Con il nuovo Fisco delineiamo una nuova idea di Italia, vicino alle esigenze dei contribuenti e attrattivo per le aziende”.

Di diverso umore, invece, le opposizioni. Il segretario della CGIL, Maurizio Landini, non le manda a dire: “Io mi sono rotto le scatole, non ci sto più che sono io che pago le tasse anche per quelli che non le pagano, quando le potrebbero pagare più di me.
Con 100 miliardi di evasione
– prosegue Landini – c’è solo la strada del recupero da battere anche se un’altra strada è possibile: “Che, il contante scompaia lasciando alla tecnologica quel tracciamento necessario a stroncare l’evasione.
Si unisce al coro anche la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, “vorrei fossimo tutti uniti nel dire che questa baggianata di dire abbassiamo le tasse a tutti per far stare meglio tutto il Paese vuol dire far mancare servizi ai poveri e abbassare le tasse ai ricchi.
Il vero problema, molto serio, è che è costosissima, la fanno con i tagli alla scuola e alla sanità, favorisce chi sta meglio”.
Mentre il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte si dice pronto a scendere in piazza con i sindacati contro quella che definisce “una riforma recessiva”.