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di Giuseppe Esposito

Il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica (COPASIR) viene istituito con la legge del 3 agosto 2007, n. 124: “Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del segreto”. Il capitolo IV con gli articoli dal 30 al 38 regola il suo funzionamento.
La sua composizione è bicamerale e ne fanno parte cinque senatori e cinque deputati. Sono equamente distribuiti tra maggioranza ed opposizione. Il presidente è eletto dagli stessi membri del comitato. È scelto tra gli appartenenti ai gruppi di opposizione.
Il compito del Comitato è di verificare che l’attività dei soggetti (persone fisiche o uffici) del Sistema di informazione per la sicurezza (SIS) si svolga nel rispetto della Costituzione e delle leggi. Nel SIS rientrano: Il Primo Ministro, CISR, Autorità delegata, DIS, AISI ed AISE.

Per esercitare le proprie funzioni di controllo il Comitato dispone di poteri conoscitivi molto ampi. Oltre ai titolari degli uffici del SIS, può procedere all’ascolto di molteplici soggetti titolari di informazioni e di competenze di interesse. Può inoltre sentire chiunque sia ritenuto in grado di fornire elementi di informazione o di valutazione. Ovvero può disporne l’audizione se necessario.

Con la crisi in Ucraina alla guerra sul campo si è subito affiancata quella elaborata mediaticamente dalla disinformazione. Questa viaggia attraverso i noti canali di divulgazione (TV, Radio, Internet, canali social, carta stampata, etc.). Inoltre si sono intensificate quelle azioni di guerra cosiddetta ibrida e di natura cibernetica.
In tal senso il COPASIR ha avviato un serie di attività conoscitive tese alla verifica e valutazione di queste forme di guerra ed il loro impatto sulla sicurezza della repubblica. In tale ambito, il 1° giugno 2022, sentiva in audizione il senatore Rocco Giuseppe Moles. Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio in materia di informazione e di editoria. Titolo dell’audizione era proprio “Indagine conoscitiva sulle forme di disinformazione e di ingerenza straniere, anche con riferimento alle minacce ibride e di natura cibernetica.”
I documenti redatti dal COPASIR, come quelli che riceve, sono coperti dal vincolo di riservatezza se non anche di segretezza.

Allora fa discutere l’articolo del Corriere della Sera che elenca i nominativi di personaggi noti e non che, per le loro opinioni o espressioni, verrebbero considerati filo putiniani. L’elenco sarebbe stato estrapolato da un documento contenente un’informativa inviata al COPASIR. il rapporto, non commissionato ad hoc, rientrerebbe nella routine di quelli elaborati sulla guerra «ibrida» messa in atto da Mosca con l’invasione dell’Ucraina. No è “dossieraggio” commenta il prefetto Gabrielli (autorità delegata). Intanto i menzionati nell’articolo querelano.

La notizia del Corriere ha fatto e continua a fare eco. Lasciamo da parte le varie dissertazioni sul metodo o sulla correttezza della pubblicazione. Viene da chiedersi: come è possibile che un documento riservato venga fatto trapelare con tanta facilità? Chi l’ha reso disponibile al Corriere voleva forse bruciarlo (renderlo inutilizzabile)?
I dubbi restano. Su una cosa non ci sono dubbi: le persone elencate nell’articolo dal Corriere hanno espresso ed esprimono opinioni che non sono, fino a prova contraria, reati.