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Maurizio Pollini si è spento questa mattina all’alba, all’età di 82 anni, a Milano, città in cui era nato il 5 gennaio 1942 e dove risiedeva ancora. Il Teatro alla Scala di Milano, dove sará allestita la sua camera ardente, lo ha definito “uno dei più grandi musicisti del nostro tempo e un riferimento fondamentale nella vita artistica del Teatro per oltre cinquant’anni”.

Quando prendo in mano una partitura o studio un pezzo, io punto innanzitutto alla ricerca di aspetti comunicativi, a cose che davvero possano darci gioia, raccontava Pollini tempo fa in un’intervista.
Il grande pianista era malato da tempo, e per questo aveva cancellato tutti gli ultimi concerti in programma. Musicista a 360º – era stato anche direttore d’orchestra – Pollini era noto per la sua tecnica magistrale e per la continua ricerca della perfezione in tutto il repertorio che eseguiva. A piangere la sua scomparsa l’intero mondo musicale nonché il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che lo ha ricordato come “un poeta del pianoforte“.

Interprete di BeethovenChopin, Schubert, Schumann e della seconda scuola di Vienna (Schonberg, Berg e Webern), allievo di Carlo Lonati e Giorgio Vidusso, protagonista assoluto della scena concertistica internazionale di lui si ricordano anche le collaborazioni con Riccardo Muti e poi con Daniel Barenboim e Riccardo Chailly, ma nel corso dei decenni “si ricordano anche concerti con Carlo Maria Giulini, Pierre Boulez e Zubin Mehta.

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