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Continua senza sosta l’escalation di Volodymir Zelensky e dei suoi collaboratori sull’embargo all’importazione di gas russo. L’ansia del presidente ucraino di salvare il suo Paese è naturalmente comprensibile, e nessuno intende negare che la Federazione Russa abbia invaso l’Ucraina.

Occorre notare, tuttavia, che il tono usato dalla dirigenza ucraina è spesso arrogante, e che essa ignora le preoccupazioni legittime di parecchi Paesi europei –con la Germania in testa – circa le conseguenze di tale embargo, che sarebbero devastanti, ad esempio, per l’economia tedesca e quella italiana.

Ora il consigliere economico di Zelensky Oleg Ustenko, in un’intervista al giornale britannico Observer, ha addirittura detto che chi continua a comprare gas russo è un criminale proprio come Putin. A suo avviso dovrà essere processato a conflitto concluso poiché, non rinunciando all’acquisto, si rende complice di crimini di guerra.

E’ ovvio che simili affermazioni altro non fanno che gettare ulteriore benzina sul fuoco. Anche perché –giova rammentarlo con forza – la stessa Ucraina continua nel frattempo a importare il famigerato gas russo e a pagarlo (in dollari).

I conti, dunque, non tornano. Obiettivo principale delle critiche di Kiev è il cancelliere socialdemocratico Olaf Scholz che, con l’appoggio della Confindustria tedesca e della Bundesbank, rifiuta l’embargo poiché causerebbe danni enormi all’economia del suo Paese.

​Nel mirino, però, c’è anche l’Italia dove è in corso un dibattito piuttosto aspro tra i contrari all’embargo e i favorevoli. Tra questi ultimi vanno annoverati personaggi di spicco quali il segretario del PD Enrico Letta e lo stesso premier Mario Draghi, il quale ci ha stranamente invitato a scegliere tra i condizionatori e la libertà.

​Non solo. Secondo il presidente del Consiglio UE, Charles Michel, l’embargo avrebbe ragioni “etiche”. Il problema è che chi si occupa di etica deve sempre tener conto di tutte le motivazioni in gioco. In questo caso si tratta di evitare che alcune nazioni europee sprofondino in una crisi economica e finanziaria dalla quale sarà assai arduo uscire.

​Gli americani, essendo indipendenti dal punto di vista energetico, non hanno ovviamente simili problemi. Alcuni osservatori ipotizzano che siano proprio loro a spingere Zelensky su posizioni sempre più radicali. Così mettendo in difficoltà non solo gli invasori russi, ma anche una Unione Europea molto frammentata e divisa.

Vista la situazione, è auspicabile che Mario Draghi, il quale si recherà in visita a Kiev tra breve, difenda il nostro interesse nazionale senza cedere a richieste ucraine che, se accolte, si metterebbero in seria difficoltà.