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Di Maria Francesca Gargiulo


La festa della Candelora, che si festeggia oggi 2 febbraio, non è solo una festa cristiana: è celebrata anche nella tradizione pagana. Nella Candelora si svolge la pulizia del passato, per così affermare il nostro futuro. Accendete luci o candele intorno a voi nelle vostre case, siate voi stessi “luce”. Che questo giorno sia un rinnovamento per tutti noi, come solo il fuoco sa fare. 

 La festa della Candelora ma anche l’antica festa di  Imbolc,  ci ricordano che siamo a metà strada, proprio nel punto mediano tra il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera. L’inverno che ci ricorda il silenzio, la quiete, la morte. La primavera che ci accompagna verso un’esplosione di colori e rinascita.

Siamo al punto zero, momento di riepilogo e purificazione. La “luce” sta per irrompere nel nostro animo. Il mistero della luce è svelato, la luce della rinascita sta  germogliando sotto la freddezza della neve, siamo tutte anime splendenti, ma c’è anche chi si spegne col buio del cuore, ricordandoci sempre che chi vive di luce propria infastidisce chi vive nell’oscurità.


La Candelora e la Chiesa.

2 febbraio la Chiesa cattolica celebra la presentazione al Tempio di Gesù (Lc 2,22-39), popolarmente chiamata festa della Candelora, perché in questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo “luce per illuminare le genti”, come il bambino Gesù venne chiamato dal vecchio Simeone al momento della presentazione al Tempio di Gerusalemme, che era prescritta dalla Legge giudaica per i primogeniti maschi.

La festa è anche detta della Purificazione di Maria, perché, secondo l’usanza ebraica, una donna era considerata impura del sangue mestruale per un periodo di 40 giorni dopo il parto di un maschio e doveva andare al Tempio per purificarsi: il 2 febbraio cade appunto 40 giorni dopo il 25 dicembre, giorno della nascita di Gesù.

Anticamente questa festa veniva celebrata il 14 febbraio (40 giorni dopo l’Epifania), e la prima testimonianza al riguardo ci è data da Egeria nel suo Itinerarium Egeriae (cap. 26). La denominazione di “Candelora” data popolarmente alla festa deriva dalla somiglianza del rito del Lucernare, di cui parla Egeria: “Si accendono tutte le lampade e i ceri, facendo così una luce grandissima” (Itinerarium 24, 4), con le antiche fiaccolate rituali che si facevano nei Lupercali (antichissima festività romana che si celebrava proprio a metà febbraio).

Ma la somiglianza più significativa tra le due festività si ha nell’idea della purificazione: nell’una relativa all’usanza ebraica:« Quando una donna sarà rimasta incinta e darà alla luce un maschio, sarà immonda per sette giorni; sarà immonda come nel tempo delle sue regole. L’ottavo giorno si circonciderà il bambino. Poi essa resterà ancora trentatré giorni a purificarsi dal suo sangue; non toccherà alcuna cosa santa e non entrerà nel santuario, finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione » (Levitico 12,2-4) nell’altra riguardo alla februatio (cfr. Ovidio, I Fasti 2, 19-24, 31-32 ss 

Gli antenati romani dissero Februe le espiazioni: e ancora molti indizi confermano tal senso della parola. I pontefici chiedono al re e al flamine le lane che nella lingua degli antichi erano dette februe.  Nel VI secolo la ricorrenza fu anticipata da Giustiniano al 2 febbraio, data in cui si festeggia ancora oggi. Il giorno successivo, il 3 febbraio, si celebra la festa di San Biagio, che viene spesso rappresentato con candele alle quali, se benedette il giorno precedente, si attribuisce un potere taumaturgico. 

Candelora in Campania.

È Montevergine in provincia di Avellino, la capitale dei festeggiamenti, con la mescolanza di sacro e profano. Infatti, unisce le origini pagane con la forte vocazione cristiana. L’ ascesa al santuario con “la Jiuta dei femminielli” è effettuata con canti, balli e travestimenti al suono di nacchere e tammorre, come da antica tradizione. 

I protagonisti della festa sono sempre i femminielli di Napoli devoti alla “Mamma Schiavona” ( detta così perchè la Madonna è nera) che nel 1200, salvò una coppia di giovani omosessuali cacciati dalla città e che furono incatenati  imprigionati sul monte Partenio. Una testimonianza del diritto di cittadinanza che Napoli e la Campania hanno  dato più di altre terre alla diversità, anche con il vissuto religioso in epoche “buie”. 

Ancora oggi è replicata la tradizionale Jiuta dei Femminielli, oggi valorizzata e partecipata anche da molte associazioni per i diritti degli omosessuali. La festa della candelora è una delle feste cattoliche e popolari più sentite a Napoli e che vede il santuario di Montevergine come epicentro.

Infatti la città tiene da sempre, molto a questo Monte Irpino che veniva raggiunto, durante le feste comandate da un tripudio di carri pieni di popolani adoranti, penitenti all’andata, e  pieni di cibo, gioia con musica, al ritorno. E’ una Madonna, in Campania  che si prega spesso  con la danza e la musica, senza dimenticare il cibo, necessario per ritemprarsi dalla faticosa ascesa. 


Candelora prima della Chiesa.

La Candelora fu celebrata anche in alcune tradizioni religiose precristiane, ed alcuni studiosi rilevano come si tratti di una festività introdotta appunto in sostituzione di una preesistente. Chiamata Imbolc nella tradizione celtica, segnava il passaggio tra l’inverno e la primavera ovvero tra il momento di massimo buio e freddo e quello di risveglio della luce.Nel mondo romano la Dea Februa (Giunone) veniva celebrata alle calende di febbraio (nel calendario romano i mesi seguivano il ciclo della luna. Il primo giorno di ogni mese corrispondeva al novilunio (luna nuova) ed era chiamato “calende”, da cui deriva il nome “calendario”).Nel Neopaganesimo Imbolc è uno degli otto sabba principali ed è legato alla purificazione ed ai riti propiziatori per la fertilità della terra.

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