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Cala il sipario sugli Internazionali BNL d’Italia (IBI22), il Masters 1000 sulla terra rossa romana del Foro Italico.

Prima di chiudere il capitolo sugli Internazionali di tennis, occorre ricordare che, mai come quest’anno, l’evento tennistico italiano ha raggiunto risultati strabilianti.

All’ATP di Roma hanno preso parte 229mila spettatori paganti, con un incasso di 16 milioni di euro: un record se consideriamo il dato negativo causato dai due anni precedenti, penalizzati dalla pandemia.

Secondo le stime, si tratta di un aumento dell’875% al botteghino: un risultato che il nostro paese non registrava da 18 anni a questa parte.

A cantare vittoria è soprattutto l’ex tennista Angelo Binaghi, attualmente presidente della FIT (Federazione Italiana Tennis). Il dirigente sportivo ha sfruttato il grande successo degli Internazionali per lanciare una provocazione al Presidente del CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano).

Il motivo risiede nel fatto che Giovanni Malagò si è opposto svariate volte alle decisioni della FIT, anche a quelle che riguardavano l’organizzazione dell’ATP di Roma.

Binaghi e la ‘stoccata’ a Malagò

Il merito involontario di questa crescita consolidata è stato soprattutto delle dichiarazioni del presidente Malagò. Prima ha cercato di non farci giocare il numero 1 del mondo, Djokovic, poi i giocatori russi, tra cui il numero 2 e 5 del mondo, Medvedev e Rublev, oltre a giocatori come Karatsev e Khachanov e molte donne forti”.

Per chi se lo fosse perso, Malagò aveva infatti dichiarato: Il tennis segua le indicazioni del CIO, dico no ai russi a Roma. Tutte le più importanti federazioni internazionali ne hanno accolto le indicazioni, solo il mondo del tennis si è stupito”.

Binaghi dunque sottolinea: “Non è vero, quello che ha detto il CIO è diverso. Nel loro comunicato si legge: nel tennis, poiché la logica del circuito si fonda sul fatto che non ci debbano essere discriminazioni di nessun tipo, qualunque giocatore se ne ha diritto come classifica possa giocare in tutti i tornei“.

E continua: “Per le indicazioni del CIO era necessario attenersi a una circolare fatta da ITF, ATP e WTA. Quindi non è vero che il CIO ha dato dichiarazioni differenti da quelle a cui si stavano attenendo ITF ATP e WTA. E neanche che le più importanti federazioni hanno seguito le indicazioni di non far giocare russi e bielorussi”.

L’accusa

“In definitiva, il presidente del Coni ha cercato di indirizzare l’intervento di Draghi verso una decisione che avrebbe danneggiato gravemente il patrimonio dello sport italiano, gli Internazionali. Tutti sapete, come lo sa lui, che non far giocare russi e bielorussi avrebbe avuto conseguenze: dallo sciopero dei giocatori alla revoca definitiva della licenza. Devo dire grazie a Draghi e al governo, che hanno capito tutto. 40 milioni di fatturato e mezzo milione di tesserati non sono solo numeri. Più fatturato vuol dire più occupazione; più spettatori vuol dire maggior benessere per la collettività e sana educazione sportiva; tesserati in crescita vuol dire maggior lavoro per club e maestri“.

Angelo Binaghi dunque sottolinea come il Presidente del CONI lo abbia messo in difficoltà.

Mi chiedo com’è possibile che la persona posta a presiedere l’ente pubblico deputato allo sviluppo di questo sport possa dare una lettura distorta della decisione del CIO, capace di mettere a rischio l’esistenza del torneo”.

La risposta di Malagò

“Contrariamente a quanto affermato da Binaghi, io non sono ossessionato da Sport e Salute. Io ho soltanto combattuto la riforma, ci mancherebbe. Sfido chiunque fosse stato presidente del CONI a dire che questa cosa non andava bene“.

Sarebbe stata una mancanza di rispetto non tanto per il sottoscritto, che sono di passaggio, ma per questo marchio e per coloro che mi hanno preceduto“.

Gli Internazionali in supporto all’Ucraina

Al direttore di Ubitennis, la più importante testata nazionale dedicata a questo sport, Binaghi rivela di aver devoluto parte degli introiti per supportare i giovani ucraini.

“Noi, che con russi e bielorussi in campo abbiamo fatto record di biglietti, abbiamo pensato di devolvere l’1%, cioè 160000 euro, alla federazione ucraina per sostenere i giovani tennisti ucraini emigrati all’estero, così da aiutarli a vivere e sostentarsi. Ci appelliamo al governo, non per chiedere soldi, ma per chiedere di poter continuare ad operare per creare sviluppo nel tennis, padel, nel rispetto di tutte le regole e del Coni, per tutto il territorio senza interferenze esterne e mantenendo il diritto sulla bontà della riforma del 2018 e sull’operato di Sport e Salute“.