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L’attesa. “Aspettare è ancora un’occupazione. È il non aspettarsi più niente dalla vita che è terribile” Con questa significativa frase, il noto scrittorio italiano del secolo scorso Cesare Pavarese, aforisticamente ci dona tutto il vero significato dell’importanza dell’attesa.

Non è mai stato possibile calcolare il tempo della nostra vita che noi trascorriamo aspettando qualcuno o qualcosa ma se ciò fosse stato possibile, forse avremmo potuto scoprire che esso corrisponde almeno alla metà dell’intero tempo di tutta la durata del nostro tempo su questa terra. Si è sempre in attesa di un evento e di un momento in cui la nostra esistenza, possa beneficiare di una svolta che in un solo attimo dia un significato diverso alla nostra esistenza.

L’attesa. “Aspettare è ancora un’occupazione. È il non aspettarsi più niente dalla vita che è terribile”

In questo caso l’attesa rappresenta il viatico di chi è oppresso dal peso insostenibile di un accadimento che ingiustamente ha sconvolto la propria esistenza. Ed è per questo che nella fattispecie, l’attesa diventa propedeutica alla speranza risultando per tal motivo meno spasmodica ed in alcuni casi addirittura dolce poiché è in essa che l’uomo ripone la sua speranza nella cessazione di quel qualcosa che lo opprime e che sopprime la realizzazione di tutti quei suoi progetti futuri. Ed ecco che per questa motivazione, assume maggior credito la frase dello scrittore Cesare Pavese in quanto la sua affermazione “Aspettare è ancora un’occupazione” sembra far rima con la nota famosa frase fin che c’è vita c’è speranza risultando di contro la negazione di quella considerazione disperata della vita per la quale a nulla serve più attendere poiché tutto è già compiuto.

A sostegno della nostra teoria secondo la quale l’attesa in buona sostanza è sinonimo di speranza, è la traduzione in lingua spagnola della parola aspettare. Infatti in tale lingua essa si traduce in “esperar”, perché in fondo aspettare è anche sperare e la speranza, come si sa, è sempre l’ultima a morire.

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