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I genitori di Mario Paciolla nella giornata di ieri hanno presentato al Procuratore generale di Bogotà una denuncia contro due funzionari Onu e quattro agenti di polizia.

Anna Maria Motta e Giuseppe Paciolla, sostenuti dall’Associazione Rete dei difensori dei diritti umani della Colombia, accusano l’ipotesi di “alterazione della scena (della morte) e ostruzione della giustizia”.

Mario è stato trovato morto a luglio 2020 in Colombia, dove lavorava come volontario per l’Onu. La sua è una morte sulla quale i familiari chiedono da anni di fare chiarezza.

Dopo aver conseguito la laurea in scienze politiche presso l’Università ‘Orientale’ di Napoli nel 2014, Mario si trasferisce in Colombia. Qui per due anni opera come volontario nella Peace Brigades International. Conclusa l’esperienza presso l’ong canadese a tutela dei diritti umani, nel 2018 inizia a collaborare con le Nazioni Unite. La sua mansione era verificare il corretto svolgimento degli accordi di pace tra il Governo e le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia.

Il 15 luglio 2020 è stato rinvenuto senza vita nella sua casa di San Vicente del Caguàn, impiccato con un lenzuolo. Per questo motivo il decesso è stato inizialmente classificato come suicidio, dopodiché le autorità locali hanno avviato le indagini su quattro poliziotti. Questi avrebbero consentito a funzionari dell’Onu di prelevare oggetti personali della vittima.

Anche la procura di Roma ha aperto un fascicolo sulla morte dell’ attivista napoletano, il cui caso viene seguito da Alessandra Ballerini, che è anche il legale della famiglia di Giulio Regeni.