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Gli studenti di oggi sono davvero dei “nativi digitali”? Nessun segreto in tema tecnologia? Non secondo il nuovo rapporto pubblicato da Save the Children “Riscriviamo il Futuro: una rilevazione sulla povertà educativa digitale” infatti, una percentuale significativa di studenti intervistati mostra evidenti lacune nella conoscenza e l’utilizzo degli strumenti tecnologici. Ciò “nonostante l’immersione nella dimensione digitale subita in quest’ultimo anno. Tanto che un quinto dei ragazzi che hanno partecipato a questa inedita rilevazione sulla povertà educativa digitale non è ancora in grado di eseguire semplici operazioni utilizzando gli strumenti informatici. Come condividere uno schermo durante una chiamata con Zoom, l’11%, o scaricare un documento condiviso da un insegnante sulla piattaforma della scuola, il 29,3%”.

Povertà educativa digitale, la nuova piaga

Save the Children denuncia la piaga di questi anni in tema di tecnologia e giovani, e cioè una dilagante “povertà educativa digitale”. Così nel Rapporto: “Nell’anno di pandemia la didattica a distanza ha caratterizzato le vite di milioni di studenti e studentesse in Italia. Ma nonostante il tanto tempo passato di fronte agli schermi di pc e tablet, molti di loro risultano impreparati. Si è configurato in questo periodo una nuova dimensione della povertà educativa, la povertà educativa digitale. Dietro a quegli schermi di tablet e pc, gli studenti si sono sentiti spesso spaesati e invisibili al mondo degli adulti. Non ascoltati e presi in considerazione nelle loro difficoltà e nella frustrazione di non saper immaginare un futuro”.

I dati dei “nativi digitali”

Dai risultati della ricerca, emerge infatti che “circa un quinto (20,1%) dei minori che hanno partecipato all’indagine non è in grado di rispondere correttamente a più della metà delle domande”. Si parla “dell’utilizzo degli strumenti digitali, come identificare una password sicura, condividere lo schermo durante una videochiamata. E inserire un link in un testo, scaricare un file da una piattaforma della scuola (29,3%), utilizzare un browser per l’attività didattica (32,8%). Un risultato che non dovrebbe stupire se consideriamo che l’82% dichiara di non aver mai utilizzato prima della pandemia il tablet a scuola. Percentuale che si assesta al 32.5% per la lavagna interattiva multimediale. Coloro che dichiarano di non avere a disposizione nessun tablet a casa sono il 30.4%. Mentre il 14.2% afferma di non avere un personal computer. Più della metà (54%) vive in abitazioni dove ciascun membro della famiglia ha a disposizione meno di un dispositivo”.

L’importanza della condizione socio-economica delle famiglie

“Come accade anche per le altre dimensioni della povertà educativa, dall’analisi svolta sul campione emerge che la condizione socioeconomica delle famiglie influisce sul livello di competenze alfabetiche digitali. Maggiore il titolo di studio della madre o del padre, minore l’incidenza della povertà educativa legata alle competenze digitali necessarie per effettuare operazioni di base con gli strumenti tecnologici. Un dato che si spiega anche pensando che le famiglie più svantaggiate dal punto di vista socioeconomico sono anche quelle dove minore è la presenza di strumenti quali tablet e personal computer. Tuttavia la povertà educativa digitale colpisce più in generale tutti i bambini e ragazzi e non ci sono differenze socio-economiche che tengano riguardo la loro capacità di conoscere e applicare le regole del mondo virtuale”.

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