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I sanitari che non si vaccinano e che contraggono l’infezione da Covid-19 in corsia potrebbero non avere alcun risarcimento da infortunio sul lavoro

Nessun risarcimento da infortunio sul lavoro per chi rifiuta il vaccino anti Covid. Potrebbe essere questa la conclusione a cui giungerà l’Inail al termine dell’istruttoria aperta dopo che 15 infermieri dell’ospedale San Martino di Genova, che avevano detto no al vaccino, ora sono positivi al Coronavirus. Come riportano diversi quotidiani tra cui Fanpage.it, un precedente che di certo farà storia, non solo nei confronti dei sanitari ma potenzialmente di tutte le categorie lavorative, e su cui l’Inail si esprimerà nelle prossime settimane.

Stesso percorso sta intraprendendo lo stato del Vaticano che ha già fatto sapere che chi rifiuterà la vaccinazione (preti compresi) potrebbe anche rischiare il licenziamento per giusta causa.

Il caso del San Martino di Genova

Al termine della prima fase di vaccinazione 593 dei 3.120 infermieri e tecnici del maggiore ospedale della Liguria, il San Martino di Genova hanno scelto di non fare il vaccino. Quindici di loro, nei giorni seguenti, si sono contagiati mentre erano al lavoro.

Cesare Damiano (Inail) ex ministro del Lavoro

L’istruttoria dell’Inail sembra essere ancora agli inizi, ma, come si legge sul Corriere della Sera: “A mio giudizio — ha commentato l’ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano, oggi nel consiglio di Amministrazione dell’Inail — è logico che chi decide di non vaccinarsi e svolge una mansione a rischio poi non possa chiedere il riconoscimento dell’infortunio sul lavoro. Anzi, dovrebbe essere messo nelle condizioni di non essere un pericolo per sé e per gli altri, evitando il licenziamento, ma svolgendo mansioni che non hanno contatto con il pubblico”.

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