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Carol Maltesi, 25 anni, nata a Sesto Calende (VA). Queste le generalità della giovane donna il cui corpo è stato ritrovato una settimana fa nel Bresciano, martoriato e fatto a pezzi all’interno di sacchi neri. La notizia della tragica morte della giovane sembra tuttavia interessare esclusivamente per la carriera che la ragazza aveva intrapreso. Tanti i titoli e gli articoli di giornale che hanno messo in evidenza il suo lavoro nel mondo dell’hard, come se questa informazione fosse essenziale ai fini del racconto di un femminicidio.

Ebbene, Carol non era solo una pornostar dal nome Charlotte Angie. Era soprattutto una figlia ed una madre, di cui un bambino di soli 5 anni è rimasto orfano. Prima di intraprendere la carriera nell’hard, si è trasferita a Milano lavorando come commessa e nel 2021 era stata assunta in una profumeria. Successivamente ha aperto un account su OnlyFans, in cui pubblicava alcuni video amatoriali girati in casa. Da lì era passata ai siti per adulti come Pornhub e si esibiva anche dal vivo. Prima che morisse, era attesa al Luxy Club di Milano per il Luky Erotik Festival, che si è svolto dall’11 al 13 marzo, ma ovviamente non si è presentata.

Qualche tempo fa, proprio la Maltesi aveva pubblicato su Instagram un video in cui stigmatizzava la violenza sulle donne. Esordì confessando di aver già subito un atto di violenza: “Non ho mai fatto video su Instagram e non sono neanche tanto brava a parlare ma è veramente un tema che mi sta molto a cuore perché l’ho vissuto nel mio piccolo personalmente”.

Poi, ribadisce un concetto che ancora oggi sfugge ai più: “Si parla tanto di violenza fisica contro le donne ma è altrettanto importante parlare di quella psicologica perché comunque ti distrugge emotivamente ed è altrettanto grave. E se ne parla molto poco di questo”. E ancora, manda un messaggio in riferimento a coloro che dovrebbero in primis comprendere la suddetta problematica, cioè le donne stesse. Quindi afferma: “Quello che mi è venuto in mente è che manca soprattutto il rispetto fra noi donne in primis. E anche questa è una forma di violenza psicologica. Soprattutto da quando sono entrata nel mondo delle mamme. Le altre mamme sono sempre pronte a giudicarti se prendi decisioni diverse dalle loro. Penso che per combattere determinati pregiudizi noi donne dovremmo essere le prime a sostenerci“.

A stroncare la vita di Carol è stato Davide Fontana, 43 anni, impiegato di banca che lavora nel Milanese. Era il suo vicino di casa, nonché la persona con cui la giovane donna ha avuto una breve frequentazione. Proprio lui ha confessato agli agenti l’omicidio della 25enne, aggiungendo che avrebbe abbandonato il corpo nel Bormio perché conosceva bene la zona. Prima di liberarsi del corpo, lo ha nascosto per un periodo nel freezer. Ha addirittura finto di essere la vittima utilizzando il telefono di Carol per rispondere ad alcuni messaggi su WhatsApp. Nelle tante chat analizzate dalla Polizia, sono emerse certe frasi che palesano il tentato depistaggio ad opera del reo confesso. Tra queste, l’ultima ci lascia con un senso di particolare inquietudine.

Dopo che gli inquirenti evidenziarono che i tatuaggi presenti sul cadavere fossero uguali a quelli della nota Charlotte Angie, l’assassino così rispondeva «Ah ho capito mi hanno già detto diverse persone di quella ragazza. Io sto bene fortunatamente».

Nei confronti dell’uomo, i carabinieri del Comando provinciale di Brescia e della Compagnia di Breno hanno eseguito un provvedimento di fermo emesso dal pm di Brescia Lorena Ghibaudo. È accusato di omicidio volontario aggravato, distruzione e occultamento di cadavere. Durante l’interrogatorio Fontana ha dichiarato che in questi mesi nessuno ha mai cercato Carol: «Solo la mamma con alcuni messaggi whatsapp e l’ex compagno sempre con messaggi. Al telefono nessuno». Secondo Sara Medici, vicina di casa dell’assassino, l’uomo avrebbe anche usato la macchina di Carol in questi mesi: «Lui entrava e usciva facendo finta di niente. Non riesco a credere che la tenesse in casa».